
I -83.6°C di Vostok rappresenterebbero la temperatura più bassa registrata sulla Terra durante il 2012, superando pure i picchi di -81.0°C registrati a Giugno, all’inizio dell’inverno australe. Il notevole picco di gelo è stato favorito anche dalla debole ventilazione da E-SE e SE (media oraria sugli 11 km/h), che non ha scalfito lo strato di inversione termica, permettendo lo sfondamento dei -80°C. Un altro picco estremo è stato segnato giorno 18, con una minima di -81.0°C, mentre la massima si è portata sui -70.7°C. L’ultima temperatura massima sotto i -70.0°C risale a giorno 19, quando il termometro della stazione automatica di Vostok non ha oltrepassato i -70.2°C, segno dell’ottimo stato di salute dell’inversione termica sopra il Plateau orientale dell’Antartide. Ma dal 20 in poi anche sull’area di Vostok è arrivato il primo blando riscaldamento primaverile, con una graduale risalita delle temperature.
Domenica 23 Settembre si è registrata la prima max sopra i -55.0°, accompagnata da un progressivo rinforzo della ventilazione orientale che ha cominciato a limare in quota lo strato d’inversione preesistente sopra il Plateau, iniettando masse d’aria più temperate, di lontane origini oceaniche, che sono riuscite a penetrare fino alla parte più interna del Plateau orientale. Tale avvezione calda è stata prodotta dal passaggio di una profondissima area ciclonica sub-polare nel tratto di mare antistante le coste dell’Antartide orientale. Questo profondissimo ciclone extratropicale, a carattere freddo, ha pilotato verso l’Antartide orientale un flusso di umide e temperate correnti oceaniche, tramite una sostenuta ventilazione dai quadranti settentrionali o nord-orientali, che dalle coste antartiche si sono mosse fin all’interno del Plateau orientale antartico, turbando il regime anticiclonico termico permanente nell’intera area. La risalita termica sulla base di Vostok, come su altre stazioni ubicate sull’Antartide orientale, è proseguita fino alla giornata di ieri, quando la massima ha raggiunto un picco di -54.1°C.
Da segnalare pure il dato della minima, che a causa dell’intensa ventilazione orientale (raffiche ad oltre i 55 km/h da Est), non è andata al di là dei –61.1°C, indice dello scalfimento dell’inversione. Nei prossimi giorni, con l’ulteriore rinvigorimento dell’attività ciclonica sui mari antartici, si produrranno nuove intense avvezioni calde che si intrufoleranno all’interno del Plateau, determineranno nuove “scaldate” nel cuore del Polo Sud. Di tutta risposta, mentre il Plateau antartico si inizia a riempire di aria mite di matrice oceanica, che si intrufola dentro il continente antartico rompendo lo strato di inversione termica, l’aria molto gelida e pesante preesistente sull’entroterra interno viene scalzata verso l’esterno da quella più calda in entrata, sobbalzando rapidamente verso le aree costiere e i mari sub-antartici, tramite fortissimi venti “Catabatici” che possono divenire anche particolarmente violenti, con raffiche ad oltre 200 km/h. Questi flussi gelidi escono a gran velocità dall’Antartide per risalire lungo i meridiani verso latitudini superiori, in direzione dell’area sud-americana, l’Australia meridionale e la Nuova Zelanda.