
L’Unione Astronomica Internazionale ha votato all’unanimità per ridefinire l’Unità Astronomica, ossia l’unità di misura convenzionale che definisce la distanza tra la Terra e il Sole. “La nuova definizione è molto più semplice di quello vecchio“, dice Sergei Klioner dell’Università Tecnica di Dresda in Germania, che è parte di un gruppo di scienziati che ha lavorato per decenni verso il cambiamento, entrato in vigore il mese scorso durante una riunione a Pechino. Grazie alla nuova definizione, l’unità astronomica (o AU) non è più una misura dinamica, ma un numero fisso, pari alla distanza media esistente: 149.597.870.700 metri. Il nuovo metodo consente agli scienziati che elaborano effemeridi, di creare tabelle che forniscono la posizione precisa di oggetti astronomici. La revisione rende anche l’unità più semplice per gli ingegneri, per i progettisti di software e per gli studenti. In mancanza di strumentazioni adeguate, i primi astronomi fecero affidamento sugli angoli per calcolare le dimensioni dell’universo. Attraverso lo studio di Marte da due punti distinti sulla Terra, l’astronomo italiano Giovanni Cassini nel XVII secolo, fu in grado di utilizzare la trigonometria per calcolare indirettamente la distanza dalla Terra al Sole, con un errore esiguo del 6%.