La trasmissione di dati, o meglio, la correzione degli errori che inevitabilmente accompagnano le trasmissioni digitali dallo spazio profondo, e’ un problema che nella sonda Curiosity ha trovato una brillante soluzione anche grazie al lavoro del Politecnico di Torino. Una ricerca commissionata dall’Esa, l’agenzia spaziale europea, e condotta da Sergio Benedetto e Guido Montorsi, in collaborazione con il Nasa Jet Propulsion Laboratory (JPL) di Pasadena (Usa), ha permesso di formulare i turbo codici dello standard di comunicazione CCSDS (Consultative Committee for Space Data System) che permettono la trasmissione dei dati da Marte. La collaborazione tra Politecnico di Torino e JPL e’ ormai pluriennale, iniziata quando l’Esa e la Nasa hanno concordato standard di comunicazione da applicare alle trasmissioni nellospazio profondo. Non solo per la missione su Marte, quindi, ma anche ad esempio per lo studio delle comete. La novita’ del sistema di comunicazione adottato da Curiosity e’ la sua grande efficienza, dal momento che riesce a captare anche segnali di bassissima intensita’ con quelli provenienti da una distanza considerevole come quella tra la Terra e Marte. Una trasmissione di questo genere, pero’, non puo’ essere priva di errori, causati dal rumore di fondo, dall’imprecisione del segnale e da altri fattori di disturbo. E qui entrano in gioco i codici progettati da Politecnico e JPL: permettono di ricostruire il segnale effettivo, correggendo gli errori con una percentuale di successo elevatissima. In questo modo, le sequenze binarie di cui sono composti i dati trasmessi in digitale vengono ricostruite e restituiscono informazioni attendibili, tra cui le immagini ad alta definizione che proprio in questi giorni sono diventate quasi un film, con oltre 2 milioni di clic su YouTube: il video produttore indipendente Bard Canning ha infatti riprocessato al computer le immagini rilasciate in precedenza dalla Nasa, creando un filmato della discesa della sonda su Marte.
Spazio: il rover Curiosity trasmette da Marte grazie al Politecnico di Torino
