Siamo ormai giunti nell’ultima decade di Settembre e come di consueto l’umida circolazione monsonica da SO (Monsone estivo) che ha caratterizzato questi ultimi cinque mesi si comincia ad indebolire fra il mare Arabico e l‘oceano Indiano settentrionale. Le grandi piogge cadute in queste ultime settimane, sugli stati dell’India occidentale e meridionale, specie nei tratti sopravento dei rilievi del Ghati e della grande catena dell’Himalaya (notevole effetto “stau” all’umido flusso da sud-ovest), si sono arrestate improvvisamente e lasciano lo spazio a maggiori squarci di cieli sereni o poco nuvolosi. Il graduale arresto della circolazione monsonica è da attribuire al progressivo indebolimento del “Jet Stream somalo” e alla contemporanea discesa dell‘ITCZ verso sud, lungo l’oceano Indiano occidentale e l’Africa orientale, in direzione della fascia equatoriale, dove prevale un discreto regime di basse pressioni (valori mai sotto i 1008-1006 hpa).
Anzi nei prossimi giorni, stando alle ultime proiezioni modellistiche dello stato dei venti nell’area sub-equatoriale, si attende una ulteriore quanto brusca discesa del “fronte di convergenza intertropicale” sull’oceano Indiano centro-occidentale. Al contempo la “MJO” (Madden–Julian oscillation) andrà progressivamente ad intensificarsi sopra l’oceano Indiano equatoriale, nel tratto a sud-est delle Maldive e a sud dello Sri Lanka, dove si assisterà ad un notevole rinvigorimento dell’attività convettiva, con lo sviluppo di potenti “Clusters temporaleschi”, che daranno luogo a precipitazioni molto intense, per fortuna localizzate in pieno oceano o sugli atolli maldiviani, in particolare quelli più meridionali e orientali (non è il periodo migliore per fare una vacanza in questi paradisi terrestri). Ma il notevole indebolimento della circolazione monsonica da SO sta causando un calo del moto ondoso su tutta l’area, che dalle coste della Somalia si estende fino a quelle dell’India occidentale.
Con la fine del Monsone torna l’incubo della pirateria a largo delle coste somale?
Non è un caso se in questi ultimi mesi i media internazionali, per un attimo, hanno accantonato il grave fenomeno della pirateria, dando spazio a vicende (gossip da quattro soldi) che hanno ben poca importanza sullo scenario geopolitico globale. Da Maggio a Settembre gli attacchi dei pirati somali ai grandi mercantili e petroliere (molte sono di proprietà di noti armatori italiani) si sono ridotti a zero. Il plauso non va di certo solo alle pattuglie antipirateria inviate dalle marine militari dei paesi maggiormente vulnerati dal fenomeno (Francia, Regno Unito, USA, Italia, Olanda, Giappone, Danimarca in primis), ma al Monsone di SO, che in questo periodo dell’anno (nell’estate boreale) soffia con grande impeto lungo le coste somale, li dove scorre il famoso “Jet Stream somalo“, una delle correnti aeree più forti del pianeta, che mette le basi per la formazione e l’intensificarsi della macchina del Monsone in tutto l’oceano Indiano settentrionale, fino al sub-continente indiano.
Nel periodo estivo, difatti, il mare antistante le coste somale risulta quasi sempre agitato o molto agitato per l‘insistente ventilazione da SO e S-SO, con onde alte anche più di 5.0-6.0 metri, rendendo quasi impossibile ai barchini e le navi “madre” dei pirati della regione del Puntiland, nel nord-est della Somalia, di prendere il largo per preparare nuovi attacchi alle prime navi di passaggio. Ciò spiega la siderale diminuzione di attacchi fra i mesi di Giugno, Luglio, Agosto e primi di Settembre, periodo in cui il flusso monsonico da SO sovente raggiunge il picco di intensità nell’area somala. Subito dopo, tra Ottobre e Novembre, ecco che riprendono di colpo le incursioni dei pirati che non si limitano al golfo di Aden o alle coste somale, ma si allargano all’intera Africa orientale, fino al Canale del Mozambico. Purtroppo in questi ultimi anni, malgrado le numerose missioni antipirateria effettuate dai corpi speciali di Francia, USA e Gran Bretagna, il fenomeno non si è per niente dissipato, anzi, oggi giorno corre più forte di prima, grazie al progresso tecnologico che ormai ha “infettato” pure il continente nero.
Sempre più spesso queste flottiglie piratesche, munite di navigatori GPS e radar all’avanguardia, riescono a eludere i controlli severi delle autorità marittime internazionali raggiungendo il mare aperto, nel cuore dell’oceano Indiano, a circa 700-800 miglia dalle coste, per aspettare al varco le navi e i mercantili che escono dall’area protetta.Ed ecco lo scacco matto. Del resto bisogna pur considerare che molte bande di pirati sono composte dalle ex flotte pescherecce del Puntiland, andate in rovina in seguito agli oltre 20 anni di guerra civile che hanno insaguinato la Somalia (stato fallito, retto da un debole governo riconosciuto dall‘ONU), dove c’è un vero e proprio vuoto di potere che fomenta condizioni di instabilità politica e frequenti conflitti interetnici, claniali e religiosi, col recente avvento degli Shabab, le giovani milizie islamiche che sognano un paese sotto la severa legge della Shari’a, fondata interamente sul Corano. Si tratta quindi di gente che vive di mare e che ora ha trovato un nuovo grande business nel sequestro dei grandi mercantili in cerca di riscatti milionari, molto spesso pagati dagli stati, con trattative più o meno lecite, in barba ai trattati internazionali. Nei prossimi giorni, con la cessazione totale del Monsone di SO, quando le acque antistanti la Somalia diverranno totalmente calme, bisognerà aumentare l’attenzione al fenomeno, che potrebbe tornare alla ribalta internazionale, cagionando ingentissimi danni, in termici economici e commerciali.
