Una spedizione a bordo della nave di ricerca Roger Revelle è partita lo scorso 9 Settembre da Suva, nelle isole Fiji, e arriverà il 26 Settembre ad Apia, sulle Samoa, con lo scopo di monitorare l’area a nord-est del bacino Lau, una zona in cui le placche oceaniche si scontrano e si separano alle velocità più elevate del pianeta. Le indagini preliminari dei ricercatori, hanno rivelato che il bacino è la patria del vulcanismo sottomarino attivo e delle sorgenti termali. Già nel 2008, nel corso della prima esplorazione, si erano scoperti due siti in cui stavano avvenendo delle eruzioni sul fondo marino, scoperte utilizzando il rilevamento remoto tramite dei sensori e grazie ai campioni di acqua raccolta. Le osservazioni risultarono così interessanti che i ricercatori tornarono nel corso di 6 mesi, potendo utilizzare questa volta di un robot comandato a distanza. Nel corso del 2010 e del 2011 sono continuate le esplorazioni per effettuare il dragaggio del fondale marino e raccogliere le rocce, in combinazione con un sistema di telecamere da traino per immortalare le immagini dei fondali e realizzare mappe ad alta risoluzione dei vulcani e delle sorgenti termali. Questa zona è particolarmente interessante a causa della vasta gamma geologica e della profondità dei siti attivi. Nelle passate esplorazioni ci si è soffermati sugli archi vulcanici delle Marianne e sulla zona di subduzione nei pressi delle Kermadec, concentrandosi sull’arco magmatico, la linea di vulcani che comprende anche le isole.
Quando una placca oceanica scorre sotto un’altra (fenomeno della subduzione), si surriscalda, allontanando il calore dall’acqua che migra verso l’alto, permettendo il mescolamento con le rocce del mantello sopra di essa e fondendo le rocce. Il magma si raccoglie nelle camere magmatiche superficiali che, in seguito, alimentano le eruzioni e nel tempo costruiscono vulcani. Questi vulcani si formano lungo la linea di subduzione, in modo da formare archi o catene lineari, come si vede nell’arco delle Marianne a nord di Guam e nei vulcani Cascade del Pacifico nord-occidentale. Oltre l’arco si arriva in un’area chiamata retroarco. Qui le placche tettoniche risultano allargate a causa di sollecitazioni associate con l’interazione tra la subduzione e le placche principali. Questo processo ha costituito la ben definita NELSC, dove vi fu un’eruzione avvenuta nel 2008. Questa zona può essere particolarmente “calda”, perché si trova al termine della zona di subduzione, dove si piega a ovest, e nella quale sembra esserci una “rottura” nella placca del Pacifico. La parte settentrionale della placca continua ad ovest, mentre quella meridionale è subdotta. Questa crociera è l’ultima di una serie di spedizioni atte ad esplorare i vulcani sottomarini del Pacifico occidentale. Sarà la prima esplorazione a vasta scala di questa porzione di territorio che utilizzerà un veicolo robotizzato. Il team interdisciplinare di 27 scienziati e tecnici provenienti da Stati Uniti, Nuova Zelanda e Australia, lavorerà a stretto contatto con un team dell’Università di Brema (Repubblica federale di Germania).
Quest 4000, come è stato denominato il robot, esplorerà e raccoglierà campioni di bocche vulcaniche e di sorgenti termali. L’obiettivo primario sarà quello di esplorare e caratterizzare gli ecosistemi unici del bacino attraverso esami geologici, chimici, e macro e micro-biologici. Si raccoglieranno inoltre campioni di fauna e di microbi, delle rocce vulcaniche, di fluidi caldi e di gas, oltre a minerali formatisi presso le “prese d’aria”. Queste osservazioni aumenteranno la nostra comprensione di questo contesto dinamico e potranno fornire potenziali e interessanti scoperte scientifiche. La spedizione rivedrà anche il sito della più profonda eruzione sottomarina attiva scoperta nel 2009, quando un idrofono ne registrò i suoni. Durante l’immersione, saranno trasmesse immagini video dal fondo marino in modo che la comunità globale potrà condividere queste esplorazioni emozionanti in tempo reale, da uno dei più grandi e nascosti paesaggi del nostro pianeta.
