
Osservando la Luna, è possibile scorgere sulla sua supeficie immense distese scure, che gli scienziati definiscono “mari”. In realtà si tratta di enormi distese di lava solidificata, una delle quali, la più grande, vasta circa 3000 chilometri, prende il nome di “Procellarum, o Oceano delle tempeste”. Secondo i ricercatori, quest’area, potrebbe rappresentare un’enorme cicatrice dovuta ad un gigantesco impatto cosmico. Con l’avvento delle sonde spaziali, si è potuto notare come il lato nascosto della Luna (erroneamente chiamato oscuro solo perché non è mai visibile dal nostro pianeta), sia enormemente differente da quello visibile. Questi “mari”, in effetti, occupano una grande porzione di territorio della faccia visibile, ma sono praticamente inesistenti sull’altro versante. Gli astronomi si sono sempre posti numerose domande in merito a questa diversità, suggerendo svariate ipotesi. La nuova teoria del colossale impatto, è stata divulgata dai ricercatori giapponesi dopo aver analizzato la composizione della superficie lunare, grazie ai dati del Lunar Orbiter giapponese Kaguya / Selene. Secondo i ricercatori, questo spiegherebbe la diversità della crosta originale tra una faccia e l’altra. Questa teoria, tuttavia, è stata oggetto di accesi dibattiti, in quanto non vi sono segni topografici inequivocabili di un violento impatto cosmico. Alcuni, tuttavia, ribattono affermando che l’evento sarebbe accaduto circa 4 miliardi di anni fa, decisamente troppi per osservarne oggi i dettagli. Per confermare la teoria serviranno naturalmente altri campioni ottenuti attraverso future missioni lunari, alcune delle quali già in programma. Gli scienziati hanno dettagliato i loro risultati on-line il 28 ottobre sulla rivista Nature Geoscience.
