Dopo aver colpito gli stati caraibici di Giamaica, Haiti, Cuba e Bahamas, mietendo purtroppo almeno 40 vittime e ingenti danni a reti elettriche e abitazioni, l’uragano “Sandy” ora si muove a largo dell’East Coast degli Stati Uniti, cominciando a rappresentare una seria minaccia per molti stati, dalla Virginia fino al New England. Qualcuno direbbe che in realtà non esiste alcun pericolo, visto che sopra i 30° 32° di latitudine nord le “Westerlies” che escono dagli USA spingeranno la tempesta in pieno Atlantico, verso nord-est. Purtroppo questa eventualità deve essere scartata se si analizza per bene il quadro barico in sede atlantica. In pieno Atlantico vigerà un promontorio anticiclonico di blocco (il cosiddetto “blocking”) che oltre a fermare il flusso zonale alle medie latitudini, a vantaggio di un flusso meridiano (scambi di calore tra poli ed equatore), canalizzerà “Sandy” all’interno di un letto di intense correnti meridionali in alta quota, che permetteranno al sistema tropicale di muoversi in parallelo alla costa atlantica statunitense.
Tra lunedì e martedì la situazione si complicherà ulteriormente per l’ulteriore sviluppo di un robusto campo anticiclonico, che dal Canada centrale si distenderà verso il Quèbec e il Labrador, con massimi di pressione di 1030-1032 hpa. La presenza di questa struttura anticiclonica in area canadese sarà in grado di far deviare la traiettoria di “Sandy”, dapprima verso sud-est e poi verso est-sud/est, non appena quest’ultima impatti col bordo meridionale dell’anticiclone dinamico sul Canada centro-orientale.
Tale deviazione, piuttosto inconsueta per gli uragani o le tempeste tropicali atlantiche, i quali tendono a seguire traiettorie più tipicamente paraboliche verso l’oceano, rischia di far effettuare il “landfall” in prossimità del nord del Delaware o del New Jersey. Il che rappresenta una minaccia diretta per New York City e i sobborghi limitrofi ubicati sulla fascia costiera. L’avanzata di “Sandy” negli Stati Uniti è accompagnata da un certo clamore mediatico (ormai negli USA è diventato di moda enfatizzare l’arrivo di ogni tempesta tropicale o uragano dopo il devastante passaggio di “Katrina” su New Orleans, nel 2005) che influenza non poco pure la campagna elettorale, giunta alla sua fase finale in vista delle elezioni di Novembre. Fino alla tarda nottata di ieri l’uragano era ancora di categoria 1, con venti di superficie fino ad oltre i 120-130 km/h e una pressione minima centrale scesa sotto i 971 hpa. Nella mattinata odierna, transitando nel tratto di oceano a largo della Florida, l’uragano è stato declassato a tempesta tropicale, causa il notevole rinvigorimento del “Wind Shear”.
Alcune boe poste al largo delle coste della Florida e della Carolina stanno registrando venti sostenuti di circa i 70-80 km/h, ma con raffiche di picco ad oltre i 110-120 km/h. Nelle ultime ore “Sandy” sta presentando un aspetto sempre più asimmetrico, con quasi tutte l’attività temporalesca concentrata sul suo lato nord della tempesta, dove scarica intense precipitazioni sul tratto di oceano ad est della Florida e del South Carolina. Le immagini del vapore acqueo mettono in evidenza l’afflusso di aria più secca sul lato meridionale e occidentale di “Sandy”. Tale iniezione di aria secca sta contribuendo a far sparire l’attività temporalesca inibendo la convenzione sul margine meridionale e occidentale della tempesta, provocando il sensibile indebolimento della tempesta tropicale che si trova già a largo della costa est degli USA. Nonostante il progressivo indebolimento la tropical storm “Sandy” continua a rimanere una minaccia per molti stati dell’East Coast degli USA, per i forti venti di burrasca e le mareggiate che si attiveranno lungo il bordo settentrionale della circolazione ciclonica tropicale, dove la combinazione dei forti venti ciclonici da E-NE, Est e E-SE potrà avere pesanti ricadute, specie sul North Carolina, Virginia, Maryland e area costiera di New York. Quello che si teme maggiormente è che i venti di tempesta tropicale si estenderanno per più di 300 miglia dal centro della tempesta tropicale, producendo un ampio “Fetch” (spazio di mare su cui soffia il vento) che genererà imponenti ondate che si potranno sommare ai picchi di alta marea attesi fra lunedì e martedì sulla costa orientale degli Stati Uniti. L’intenso moto ondoso prodotto dai forti venti di “Sandy”, sommandosi all’alta marea, rischia di formare un effetto “Storm Surge” lungo le aree costiere che dal North Carolina si estendono fino a Long Island, determinando possibili inondazioni sui tratti costieri maggiormente esposti ai venti orientali.
Difatti, tra domani e la giornata di lunedì, con la risalita, verso nord-nord/est, della tempesta tropicale, i forti venti da E-NE e Est che si attiveranno sul margine settentrionale di “Sandy” attiveranno intense mareggiate sulle coste di North Carolina, Virginia, Delaware fino all’area costiera di New York e i litorali del Long Island. Su queste coste giungeranno onde di “mare vivo”, molto ben formate, che potranno raggiungere i 3.0-4.0 metri di altezza, con “Run-Up” sino a 5.0 metri. Insomma, si tratterà di mareggiate di una certa importanza, ma non superiori a quelle apportate da un moderato evento di “Nor’easter” (le forti burrasche da NE e E-NE prodotte da un profondo ciclone extratropicale, spesso sotto i 995-990 hpa, che transita poco a largo dell’East Coast, in inverno e all’inizio della primavera può accompagnare veri e propri “blizzards” con l’apporto umido oceanico delle impetuose correnti nord-orientali) sul New England. Alcuni di questi “Nor’easter”, come quello del 1992 che fu molto intenso, una volta interessata la costa di Long Island e il New Jersey, colpirono con durezza la città di New York, portando oltre ai venti molto forti da NE e E-NE, furiose mareggiate e un sensibile innalzamento delle acque oceaniche, effetto “Storm Surge”, che allagarono le zone più basse della città e alcune stazioni della metropolitana. Ovviamente, a ciò, vanno sommate le intense precipitazioni, con accumuli fino a 100-150 mm in poche ore, e i possibili danni e disagi cagionati dai forti venti orientali, che nelle aree costiere esposte supereranno i 100-120 km/h. Proprio per questo motivo l’allerta rimane massima, pur sapendo che i prossimi aggiornamenti dei modelli matematici potrebbero leggermente mitigare il rischio di un impatto diretto sulla “grande mela”.
