
Secondo uno studio condotto da un gruppo di ricercatori coordinato dall’Istituto di Tecnologia del Massachusetts, l’asteroide Vesta, il secondo più grande asteroide del nostro Sistema Solare deterrebbe il primato del più piccolo corpo planetario ad aver posseduto una dinamo magnetica nel suo nucleo. Secondo i ricercatori statunitensi, che hanno scoperto alcuni frammenti di una meteorite ritrovata in Antartide, l’asteroide potrebbe aver avuto nel suo lontano passato un nucleo di metallo liquido rotante. La rotazione di questo nucleo era in grado di generare un campo magnetico sufficientemente forte da rimanere ‘impresso’ sulle rocce superficiali. La scoperta potrebbe aiutare a comprendere meglio le fasi di accrescimento dei pianeti rocciosi, tra cui la Terra, e far luce sui primi momenti di formazione dell’intero sistema solare. L’origine del detrito spaziale è stata ricostruita identificando la ‘firma’ impressa dalla percentuale dei diversi isotopi di ossigeno ritrovati, una caratteristica unica di ogni oggetto del sistema solare. I campioni, chiamati Allan Hills A81001, provengono da un antico impatto avvenuto tra Vesta e altri corpi celesti che sollevarono nello spazio alcuni detriti, alcuni dei quali caddero poi sulla Terra. Il meteorite rinvenuto mostra i segni di una magnetizzazione avvenuta 3,69 miliardi di anni fa, durante il raffreddamento dell’asteroide. Il ‘segno’ hanno spiegato i ricercatori, sarebbe stato lasciato dal movimento rotatorio del nucleo metallico liquido ancora presente all’epoca all’interno di Vesta. La scoperta dimostra che l’asteroide abbia avuto nel passato una struttura interna organizzata in maniera molto simile a quella di corpi celesti più grandi. Lo studio è stato pubblicato sull’autorevole rivista Science.