
I ricercatori sono arrivati alla conclusione che è molto probabile che la vita sia stata portata sul nostro pianeta – o viceversa si sia diffusa dalla Terra ad altri pianeti – durante l'”infanzia” del Sistema Solare, quando la Terra e i pianeti extrasolari erano abbastanza vicini da riuscire a scambiarsi materiale solido grazie ai meteoriti.
A quel tempo – diversi miliardi di anni fa – il Sole si sarebbe trovato nel suo ammasso stellare originario, e la Terra e i vicini sistemi planetari sarebbero stati sottoposti a un pesante bombardamento meteoritico, spiega Amaya Moro-Martin, astrofisico del CAB e co-autore dello studio.
In passato, alcuni studiosi avevano ipotizzato che alcuni frammenti rocciosi, o meteoroidi, potessero uscire dal nostro Sistema Solare e atterrare su un pianeta roccioso di un altro sistema; ma avevano concluso che sarebbe stato estremamente improbabile, vista la velocità dei frammenti. “Tutti davano per scontato che le rocce sarebbero state espulse a velocità estremamente elevate, tanto che la gravità della stella vicina non sarebbe riuscita a catturarle”, spiega Edward Belbruno, matematico a Princeton e responsabile della ricerca.
Avvicinamento lento
Belbruno, Moro-Martin e colleghi hanno preso in considerazione una nuova ipotesi: un processo a bassa velocità chiamato “trasferimento debole”, in cui gli oggetti solidi possono muoversi a velocità relativamente bassa – intorno ai 100 metri al secondo – e portare così a uno scambio di minerali e forse di forme di vita tra un pianeta e l’altro.
Secondo i ricercatori, la lito-panspermia si sarebbe verificata quando il Sistema Solare si trovava ancora all’interno dell’ammasso stellare che ha dato origine al Sole, con le stelle vicine le une alle altre che si muovevano lentamente.
La vita sulla Terra proviene da altri pianeti?
All’interno del nostro Sistema Solare ci sono frammenti rocciosi appartenenti ad altri corpi celesti: un certo numero di meteoriti trovati sulla Terra provengono da Marte, altri dalla Luna. Ma secondo il nuovo modello, molti oggetti rocciosi potrebbero provenire anche da altri sistemi solari.
Lo studio, inoltre, afferma che alcuni di questi oggetti potrebbero aver trasportato forme di vita capaci di “contagiare” pianeti lontani. Microrganismi come le spore batteriche, infatti, avrebbero potuto facilmente sopravvivere al lungo viaggio nello spazio, nonostante gli elevati livelli di radiazione cosmica e ultravioletta. Un fattore importante, osserva Moro-Martin, sono le dimensioni del corpo roccioso: più è grande, maggiore è la possibilità che le forme di vita che ospita possano restarvi annidate il tempo sufficiente per sopravvivere a un viaggio interstellare.
Sebbene la maggioranza degli studiosi ritenga che la vita sulla Terra si sia originata proprio sul nostro pianeta, la teoria del trasferimento debole lascia aperta la possibilità che invece i primi microrganismi provenissero da altri pianeti.
“Il meccanismo funziona in entrambi i sensi: l’esistenza di numerosi sistemi planetari extrasolari, estremamente diversi l’uno dall’altro, ci offre innumerevoli possibilità di sognare”, conclude Moro-Martin.
Articolo di Luna Shyr – http://www.nationalgeographic.it/
