
In tutto sono decine di milioni, tra frammenti piu’ piccoli di un centimetro, detriti di una decina di centimetri e pesanti un chilogrammo, fino a vecchi satelliti in disuso pesanti tonnellate: si tratta della spazzatura spaziale che affolla l’orbita terrestre e che costituisce una seria minaccia per la sicurezza dei veicoli spaziali. Il primo a identificare il problema e a calcolarne lo sviluppo progressivo e’ stato l’astronomo Donald Kessler, che alla fine degli anni ’60 segnalo’ il problema e da allora continuo’ a studiarlo, mettendo a punto negli anni ’70 i modelli di riferimento per calcolarne l’andamento. Adesso e’ chiaro a tutti che, senza ricorrere a serie contromisure, si corre il rischio che il dilagare della spazzatura spaziale possa rendere impraticabili alcune orbite, impedendo di rilasciare in esse nuovi satelliti. Per la maggior parte i rifiuti spaziali sono piccolissimi, delle dimensioni inferiori al centimetro. Sono cio’ che resta di vecchi stadi di razzi e vecchi satelliti, distrutti in seguito a continui impatti e da processi di erosione. Molto meno abbondanti sono i detriti piu’ grandi, da dieci centimetri in su. Una delle stime piu’ recenti, fornita dalla Nasa, indica che i frammenti piu’ grandi di dieci centimetri sono almeno 19.000, quelli compresi fra uno e dieci centimetri sono circa 500.000 e quelli piu’ piccoli di un centimetro sono invece molte decine di milioni. Gli oggetti molto grandi sono relativamente pochi, circa 2.000, ma almeno 1.500 pesano oltre un quintale: vale a dire che il loro peso equivale al 98% delle 1.900 tonnellate complessive della spazzatura orbitale.
L’Europa si attrezza in progetti e tecnologie per ripulire l’universo dalla “spazzatura spaziale”
