Il Mediterraneo sta diventando nuova terra di conquista per i pozzi offshore di gas e petrolio. Di qui la preoccupazione dell’Organizzazione mondiale per la conservazione della natura (Iucn) e dell’ong Oceana, perche’ arrivino rigide regole di sicurezza. Il Mar Mediterraneo, che include il bacino delMediterraneo, le isole Azzorre, le isole Canarie e Madeira, costituisce una delle 34 aree critiche a livello di biodiversita’ del Pianeta (i cosiddetti ‘hotspots’). L’Assemblea dell’Iucn, insieme ad altre 16 organizzazioni, chiede quindi agli Stati membri rivieraschi di prendere serie misure di sicurezza sul fronte delle trivellazioni offshore, come quella di non consentire autorizzazioni laddove sono possibili impatti in vicini siti naturali di importanza nazionale o internazionale. Oceana ha gli occhi puntati sull’iter della legislazione europea in via di approvazione, che avra’ un impatto anche nel Mediterraneo: preme perche’ le regole Ue prendano la forma di un regolamento e non di una direttiva e perche’ si accertino adeguate capacita’ finanziarie dell’operatore prima che questo riceva l’autorizzazione, in caso debba farsi carico dei danni di un grave incidente. Fra le altre richieste, c’e’ un ruolo piu’ forte dell’Agenzia europea per la sicurezza marittima, che potrebbe occuparsi dell’applicazione delle norme, ma anche regole piu’ rigide per l’Artico, con una moratoria delle attivita’ finche’ non esisteranno tecnologie efficaci in condizioni cosi’ estreme. Le aziende Ue inoltre dovrebbero applicare anche al di fuori dell’Ue gli stessi standard di sicurezza. ”Ci sono oltre 140 impianti offshore – spiega Nicolas Fournier di Oceana – che operano nelle acque Ue del Mediterraneo e diversi progetti di esplorazione vengono segnalati in Spagna, Malta, Cipro, o Grecia”. Anche i Paesi extra-Ue, spiega Fournier, sono interessati: ”al largo delle coste di Algeria, Tunisia, Croazia, Egitto, Israele, Libano o Libia. Il bacino orientale del Mediterraneo e’ quello piu’ in discussione, con le tensioni fra Libano-Israele, Turchia-Cipro-Grecia”. ”A causa delle delicate condizioni ecologiche – afferma l’esperto di Oceana – del Mediterraneo e della minaccia per la vita marina e le comunita’ costiere, costituita dalle attivita’ offshore per gli idrocarburi, Oceana e’ fortemente contraria alle trivellazioni e si occupa con grande attenzione della regione”.

Giorni cruciali all’Europarlamento per la discussione delle nuove regole anti-disastri per i pozzi offshore di gas e petrolio. A un anno di distanza dalla proposta della Commissione Ue, si avvicina infatti il voto del testo in commissione industria del Parlamento europeo. Il compito di trovare la quadra fra i 600 emendamenti presentati e’ del relatore del provvedimento, l’eurodeputato belga Ivo Belet (Ppe), che in occasione del dibattito ha gia’ messo in chiaro in quale direzione vada la maggioranza dell’Assemblea di Strasburgo: le nuove norme prenderanno la forma di una direttiva e non di un regolamento. La differenza sara’ importante: un regolamento prevede norme uguali per tutti gli Stati membri e immediatamente applicabili. La direttiva invece va trasposta nell’ordinamento nazionale, con i relativi tempi e modifiche. ”Dopo il dibattito – afferma Amalia Sartori (Pdl), presidente della commissione industria dell’Europarlamento – appare chiaro che la maggioranza dei gruppi politici propenda per la direttiva, una posizione che sta diventano predominante anche nel Consiglio”. La battaglia su queste norme piu’ che politica e’ nazionale, con i britannici piu’ agguerriti di tutti a guidare il blocco del Nord Europa, mentre al Sud e’ l’Italia ad avere i maggiori interessi, specie per il gas. Il caso vuole poi che a guidare la presidenza dell’Ue attualmente sia Cipro, che sta sviluppando le sue esplorazioni nel Mediterraneo orientale e che considera l’approvazione delle nuove norme una priorita’ del suo semestre. L’obiettivo quindi e’ arrivare ad un accordo entro la fine dell’anno con negoziati fra Commissione Ue, Parlamento europeo e Consiglio Ue (il cosiddetto trilogo), fino all’approvazione nella plenaria dell’Europarlamento in prima lettura. Una volta decisa la forma, rimangono ancora tanti i nodi da sciogliere a livello di contenuto: dalla definizione stessa di ”grave incidente” alla capacita’ tecnica e finanziaria che gli operatori devono assicurare, il possibile ruolo dell’Agenzia per la sicurezza marittima Ue (Emsa), la verifica di piani di rischio e di emergenza da parte di organismi indipendenti, una possibile moratoria sulle trivellazioni nell’Artico, l’applicazione da parte delle aziende Ue degli stessi standard di sicurezza europei anche nelle operazioni extra-Ue. ”Vedo difficile arrivare ad un accordo entro l’anno” afferma Sartori. Ed e’ possibile che il testo alla fine sia ”meno ambizioso” rispetto alle aspettative.