In uno studio pubblicato sulla rivista Science, i ricercatori coordinati da Jefferson Chang dell’Università dell’Oklahoma, a Norman, hanno costruito un apparato in grado di simulare alcune caratteristiche dei terremoti di grande magnitudo, mettendo in luce il processo attraverso cui una superficie rocciosa scivola lungo una faglia. Gli eventi sismici di grandi dimensioni partono da una ridotta area di nucleazione, il punto d’origine, e crescono propagandosi su diversi fronti di rottura, ma gli studi condotti finora hanno potuto solamente riprodurre terremoti di intensità molto limitate. Generalmente una simulazione di un terremoto in laboratorio si basa sul caricamento di due superfici rocciose adiacenti, con tensioni che superano la resistenza della roccia, provocandovi delle rotture causate dalle oscillazioni. I ricercatori hanno utilizzato un apparecchio rotante in grado di raccogliere l’energia cinetica in un enorme volano. “Abbiamo simulato terremoti di grandi dimensioni utilizzando un concetto di base” spiega Chang. “Fornire bruscamente una quantità limitata di energia ad una faglia sperimentale che dissipa l’energia spontaneamente, senza l’intervento dell’operatore”. Questa energia viene improvvisamente trasferita ad un campione di roccia a forma di disco, fino a quando tutta l’energia accumulata non viene dissipata. La potenza riprodotta è paragonabile a quella di terremoti dal livello di magnitudo tra 4 e 8. “Siamo riusciti a dimostrare che l’accelerazione dello slittamento della roccia incrementa l’indebolimento della faglia e, considerata la natura transitoria dello slittamento del terremoto – conclude il ricercatore – sosteniamo che questo fattore controlli l’indebolimento sismico, oltre alla distanza dello slittamento e alla velocità di scorrimento dello strato roccioso”.