La Calabria, con la Sicilia, e’ la regione d’Italia maggiormente esposta al rischio sismico. Le due regioni estreme rappresentano l’anello piu’ debole di un territorio gia’ fragile. A spiegarne le motivazioni all’AGI e’ il presidente del consiglio nazionale dei geologi, Gian Vito Graziano. La Calabria e la Sicilia sono schiacciate fra la placca africana e quella europea, entrambe in movimento continuo, che ogni anno si “avvicinano” ad una velocita’ relativamente elevata, pari – si legge sui manuali – a sette millimetri l’anno. Questo movimento genera faglie, vere e proprie fratture nel sottosuolo, che sono all’origine diterremoti. “Il fenomeno – spiega lo studioso – riguarda tutta la dorsale appennica, dall’arco peloritano alla pianura padana, come ha dimostrato il terremoto dell’Emilia. Si trata di un vero e proprio sistema di faglie sismogenetiche, che sprigionano energia – aggiunge – e dunque generano i terremoti. Sicilia e Calabria, per la loro posizione, hanno una maggiore probabilita’ di essere investite da eventi sismici”. Graziano ribadisce un concetto su cui molto si e’ discusso in questi giorni: i terremoti non sono prevedibili. L’unica difesa e’ la prevenzione attraverso l’adeguamento sismico dei fabbricati. “Penso – dice – all’ospedale di Mormanno che e’ stato evacuato per un terremoto del 5* grado della scala Richter e che dovrebbe essere in grado di resistere a scosse dell’ottavo grado. Dagli ospedali o dalle scuole – sottolinea – non si dovrebbe scappare. Anzi, dovrebbero essere in grado di fungere da rifugio in casi simili”.
