
L’estate 2012 in Italia e’ stata la seconda piu’ calda dal 1800 ad oggi, ma l’effetto delle ondate di calore sulla mortalita’ e’ risultato molto inferiore a quello osservato nel 2003, l’annata record. Ad affermarlo e’ lo studio ”Ondate di calore ed effetti sulla salute”, prodotto dal dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio e protezione civile, in collaborazione con il ministero della Salute e il Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie. ”Dal 2004 gestiamo il piano nazionale per la prevenzione degli effetti delle ondate di calore sulla salute in collaborazione con ministero della Salute e protezione civile” spiega Paola Michelozzi, del dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio. Il piano include meccanismi di allarme in 27 citta’ italiane, con un arco di previsione di 72 ore, l’informazione della popolazione e progetti di prevenzione concordati a livello locale sulla base delle linee guida del ministero della Salute. ”Al centro del progetto – afferma Michelozzi – c’e’ il monitoraggio rapido in 32 citta’ della mortalita’ legata alle temperature (ondate di caldo e di freddo) e la variazione nel tempo dei fenomeni”. L’estate 2012 ha registrato una temperatura superiore di ben +2,3 gradi rispetto alla media del periodo di riferimento 1971-2000, ma quella piu’ torrida rimane quella del 2003 (+3,7 gradi rispetto alla media). ”L’estate 2012 – spiega l’esperta – ha visto ondate di calore (eventi estremi di durata superiore a tre giorni consecutivi) soprattutto nelle regioni del centro e del centro-nord, mentre nel 2003 tutto il Paese e’ stato interessato dall’ondata di calore eccezionale”. Secondo lo studio, considerando tutte le citta’, in media nel 2003 si registrano 34 giorni di ondata di calore, mentre nel 2012 la media e’ di 17 giorni. Unica eccezione: Bolzano e Roma, che hanno sofferto di un numero di giorni di caldo estremo maggiore, rispettivamente con 49 e 35 giorni, contro i 45 e 28 del 2003. Nelle citta’ analizzate, l’impatto sulla mortalita’ complessivamente e’ stato inferiore all’annata record, con un aumento statisticamente significativo solo a Roma e Bolzano. Il numero di casi in eccesso infatti sono stati 2704 nel 2003 (+46%) e 226 nel 2012 (+7%). Perche’ la mortalita’ si e’ ridotta? Il piano nazionale con i suoi sistemi di allarme, meccanismi di informazione e prevenzione che aiutano oggi a mitigare gli effetti del caldo sulla salute, nel 2003 non c’era, ma quest’anno ha pesato anche l’impatto dell’intenso inverno precedente. ”La mortalita’ dell’inverno 2011/2012 – afferma Michelozzi – e’ stata molto elevata e quindi nella stagione successiva la percentuale di popolazione a rischio era gia’ stata colpita. L’estate del 2003 invece non aveva alle spalle un inverno cosi’ rigido”. I cambiamenti climatici in Italia sono di fatto in corso ed insieme al progressivo invecchiamento della popolazione rendono la prevenzione degli effetti delle elevate temperature sugli anziani una delle priorita’ per gli interventi della sanita’ pubblica, in stretta collaborazione con i servizi meteo.