Si viene cosi a sviluppare uno strato di aria gelida e molto pesante, vicino al suolo, con uno spessore limitato ai 1000-2000 metri, che origina il famoso anticiclone termico “russo-siberiano”, ossia una vasta zona di alta pressione di origine prettamente fredda, strutturata solo nei bassi strati. Di solito l’anticiclone termico “russo-siberiano” non porta sempre bel tempo, come erroneamente si pensa. A differenza dei tradizionali anticicloni dinamici (vedi quello delle Azzorre), essendo strutturato solo agli strati più bassi della troposfera, l’alta pressione russo-siberiana può portare tempo brutto, con forti venti e nevicate, a causa del passaggio di aree cicloniche o gocce fredde, più o meno profonde, in quota, che approfittando dei bassi geopotenziali alla quota di 500 hpa, si sganciano dalla regione artica, dove agisce il vortice polare, e si fiondano nel cuore delle steppe siberiane, kazake e mongole, apportando crude fasi invernali. Inoltre negli anticicloni termici l’aria fredda fa diminuire più velocemente la pressione con la quota e quindi favorisce la formazione di aree cicloniche in quota. Proprio quello che sta iniziando a verificarsi in queste ultime settimane nelle sterminate lande siberiane. Quel che stupisce maggiormente è l’estensione del manto nevoso sul continente asiatico, che in queste due ultime settimane ha ricoperto gran parte dell’Asia settentrionale.
Solo che a differenza del Novembre scorso tale estensione ha riguardato maggiormente il comparto orientale del continente, in particolare la Siberia centro-orientale, il nord della Mongolia e la Cina nord-orientale, nella Manciuria, dove la copertura si è estesa fino alle coste dell’estremo oriente russo, affacciate al settore settentrionale del mar del Giappone. Da segnalare anche la presenza dei primi accumuli di neve fresca al suolo anche nel nord-est della steppa del Kazakistan, non lontano dal confine siberiano. Tralasciando le aree costiere della penisola di Kamchatka, si può dire che l’intera Asia settentrionale è stata ricoperto da un manto nevoso, non molto spesso, ma che tenderà a ghiacciarsi e a rimanere al suolo fino alla prossima primavera, prima dell’arrivo del disgelo, tra fine Aprile e il mese di Maggio. Ciò consentirà una notevole espansione delle aree soggette al cosiddetto “effetto Albedo”, il quale contribuirà ad inasprire il processo di raffreddamento, durante le lunghe notti tardo autunnali e invernali, salvo l’intromissione di fattori esterni, come avvezioni calde nei medi e bassi strati, che potrebbero turbare tale raffreddamento, andando a scalfire le intense inversioni termiche che si originano sopra l’altopiano della Siberia centro-orientale.
