Torna la paura all’Aquila dopo la scossa di magnitudo 3.2 che, a mezzanotte e 11 minuti, ha svegliato chi stava gia’ riposando e fatto sobbalzare quanti si accingevano a farlo. Numerose le telefonate a forze dell’ordine e Vigili del fuoco, tanta la gente scesa in strada, centinaia i post sui social network con cui gli aquilani cercavano e fornivano informazioni sull’accaduto. L’evento sismico, con epicentro nella frazione di Arischia, e’ stato seguito alle 5.20 da un altro, di magnitudo 2.2 e con diverso epicentro. E questo a neanche tre settimane dalla scossa di magnitudo 3.6 registrata nel cuore della notte il 30 ottobre. Nessun danno evidente, ma il Comune ha deciso in mattinata di chiudere alcune zone del centro storico per controllare i puntellamenti che sono li’ dal 2009, a difendere quanto e’ stato risparmiato dal sisma del 6 aprile. Servira’ almeno una settimana per le verifiche. Alcune strade resteranno comunque accessibili: da quando la ”zona rossa” e’ stata limitata e circoscritta, sono infatti molte le attivita’ commerciali che hanno riaperto. Ora, per disposizione del Comune, dovranno presentare una nuova certificazione di agibilita’ provvisoria. Ma forse non basta. C’e’ infatti chi lancia l’allarme sicurezza e chiede un Consiglio comunale urgente, anche domani. E’ il consigliere Vincenzo Vittorini, capogruppo della lista ”L’Aquila che vogliamo”, al quale la tragedia del 2009 ha portato via moglie e figlia. ”Nelle zone densamente frequentate del centro storico – osserva Vittorini – non ci sono vie di fuga indicate tra vicoli e piazzette, per tutta la citta’ manca un piano reale di sicurezza, con attrezzature, esercitazioni periodiche e prove di evacuazione. La natura ancora una volta ci aiuta con scosse deboli, ma dobbiamo attendere un’altra tragedia per attivarci? Dobbiamo metterci in condizione di convivere con il terremoto, con sicurezza e tranquillita’ – scrive in una nota -. Il terrore e’ frutto di impreparazione, di disinformazione e genera situazioni critiche”. C’e’ anche chi con la ”prevenzione” ha particolare confidenza. E’ il caso del sindaco di Poggio Picenze (L’Aquila), Nicola Menna, dirigente dell’Istituto comprensivo di Navelli (Pescara) e preside reggente dell’Istituto per Geometri dell’Aquila. Dopo la scossa della notte, nella media statale di San Pio delle Camere (L’Aquila) e nell’istituto superiore del capoluogo ha allestito prove di evacuazione. ”Nelle nostre scuole non e’ successo nulla – ha spiegato -, molti giovani non hanno sentito la scossa, ma ho ritenuto di ripetere questa forma di prevenzione, che noi facciamo sistematicamente, nonostante le nostre scuole, anche in muratura, siano state consolidate”. Menna, in quanto sindaco, nel febbraio 2009 adotto’ un piano di protezione civile e distribui’ ai cittadini una pubblicazione con informazioni sui comportamenti da tenere in caso di terremoto, sui luoghi di ritrovo e sui numeri di emergenza. ”Siamo stati gli unici a fare questo lavoro e ricordo che l’opposizione di allora ci accuso’ di fare allarmismo”.
