L’uragano Sandy è collegato al rallentamento della “corrente a getto” e al nuovo minimo artico?

“Sandy” verrà ricordato come uno dei cicloni più distruttivi della storia recente degli USA. Già poco prima del “landfall” sulle coste del New Jersey, il vasto sistema depressionario aveva perso parte delle sue iniziali caratteristiche tropicali, divenendo un profondissimo ciclone “ibrido”, di tipo sub-tropicale, con sostituzione della dinamica “barotropica” (tipica dei cicloni tropicali) in “baroclina” (caratteristica dei cicloni extratropicali). Definirlo uragano, o un ciclone tropicale, nella fase del “landfall”, sarebbe impreciso. Basta notare l’enorme disparità tra il profondissimo minimo barico centrale, sprofondato al di sotto dei 945 hpa, e l’intensità dei venti medi sostenuti, che solo a tratti (per lo più in mare aperto, sul bordo orientale) hanno oltrepassato la soglia di uragano di 1^ categoria Saffir-Simpson, sopra i 120-130 km/h.

Essendo un sistema molto vasto, con un diametro che ha raggiunto i 1500 km, è stato in grado di aspirare, lungo il suo lato più occidentale, un blocco di aria fredda dallo stato canadese dell’Ontario, spingendo con forza l’isoterma di +0° -1° alla quota di 850 hpa (circa 1400 metri) fino al nord dell’Alabama e alla Georgia. Tale affondo di aria piuttosto fredda dal confine canadese, ha anche prodotto forti nevicate (come previsto in un nostro precedente articolo) sulla catena montuosa degli Appalachi, dove le bande di pioggia di “Sandy” (sul suo lato più occidentale della tempesta), provenienti da Est e NE, hanno impattato sopra le masse d’aria fredde canadesi richiamate dal profondissimo ciclone sub-tropicale, dando cosi luogo a fitte nevicate fino a bassa quota, specie sul West Virginia.

Un fatto alquanto inusuale per un ex uragano atlantico, evoluto in ciclone “ibrido” sub-tropicale. E’ veramente molto raro vedere un uragano, trasformarsi cosi rapidamente in un profondissimo ciclone extratropicale, a cuore freddo, che da luogo a fitte nevicate fino a quote medio-basse sugli Appalachi. Situazioni di questo tipo hanno dei tempi medi di ritorno decennali. Alle nevicate si è pure sommato l’effetto dei forti venti prodotti dal fittissimo “gradiente barico orizzontale”, generando autentici “Blizzards”, con “scaccianeve” (i turbini di neve sollevati dal forte vento) e forti riduzioni di visibilità, inconsueti per l’ultima decade di Ottobre. L’iniezione di aria piuttosto fredda canadese, all’interno del profondissimo sistema ciclonico, ha rapidamente trasformato l’uragano atlantico in un profondissimo ciclone sub-tropicale, con un minimo barico al suolo da capogiro, sceso fino ai 940 hpa, una cifra record per le coste nord-orientali degli Stati Uniti. Non per caso molte stazioni del New Jersey e degli altri stati limitrofi hanno battuto il record assoluto di pressione barometrica più bassa mai registrata dall’inizio delle rilevazioni. Ad Atlantic City, vicinissima all’area del “landfall” (non per caso è la zona più colpita dall’effetto “Storm Surge”), la pressione è scesa fino a 948 hpa, mentre a Philadelphia il picco barico è sceso fino a 953 hpa. In entrambi i casi è stato stabilito il nuovo record di pressione più bassa di sempre.

A New York City la pressione è scesa sotto i 966 hpa, in questo caso però il record di 961 hpa di pressione minima, stabilito nel 1914, non è stato battuto. E’ stato questo incredibile tracollo barico, sommato al picco massimo della marea astronomica, che ha fatto innalzare lo “Storm Surge” sulle coste del New Jersey e l’area Battery Park, con le conseguenti inondazioni di vasti tratti di costieri e della parte più bassa di Manhattan, li dove si sono registrati i danni maggiori e purtroppo anche gran parte delle vittime. In alcune aree del New Jersey, come ad Atlantic City (che è stata per gran parte allagata dalle acque oceaniche), la marea che si è sviluppata ha raggiunto i 3.5-4.0 metri di altezza, un valore da record, forse paragonabile al transito dell’uragano “Vagabondo”, nel 1903. Analizzando le traiettorie storiche dei vari uragani e tempeste tropicali formatesi sopra l’Atlantico, emergono subito delle caratteristiche comuni fra “Sandy” e l’uragano “Vagabondo” del 1903, classificato come uragano di 1^ categoria della Saffir-Simpson.

Allora “Vagabondo” (non è un caso tale denominazione da parte dei meteorologi statunitensi), durante il “landfall”, ha causato gravi danni lungo tutta la costa del New Jersey, creando estesi allagamenti e uno “Storm Surge” molto alto, ben alimentato dai fortissimi venti orientali che soffiavano sul lato nord della tempesta, proprio come con “Sandy”. “Vagabondo” ha ucciso 57 persone, e messo in pericolo persino la vita dell’allora presidente americano, Theodore Roosevelt, che stava navigando su uno yacht nei pressi di Long Island, nel momento in cui l’uragano stava toccando terra. Tuttavia, l’uragano “Vagabondo” ha colpito nel mese di Settembre, quando la “corrente” a getto” è in genere più debole, confinata a latitudini superiori, vicino il confine canadese. Un’altra caratteristica che ha reso “Sandy” un caso quasi unico è la particolare congiuntura barica che l’accompagnato sin sul nord-est degli USA. La presenza di una solida struttura anticiclonica in area canadese, con massimi di pressione di 1030-1032 hpa tra Quèbec, penisola del Labrador, ha fatto improvvisamente virare la traiettoria di “Sandy”, dapprima verso sud-est e poi verso est-sud/est, non appena quest’ultimo è andato ad impattare col bordo meridionale di questo robusto anticiclone dinamico sul Canada centro-orientale, alimentato da un ampio “delta” della “corrente a getto” all’altezza dell’East Coast. Tale deviazione, piuttosto inconsueta per gli uragani o le tempeste tropicali atlantiche, i quali tendono a seguire traiettorie più tipicamente paraboliche verso l’oceano, ha costretto la mega tempesta ad impattare sulle coste dello stato del New Jersey, interessando con il suo lato più settentrionale, quello dove prevalgono i forti venti da NE e E-NE, la città di New York e Long Island.

Tale configurazione è molto rara per il mese di Ottobre, visto che solitamente un blocco anticiclonico a quelle latitudini si instaura in inverno o in primavera. Molto raramente in Ottobre. Ciò potrebbe essere, almeno in parte, attribuito al nuovo minimo artico che starebbe determinando un rallentamento della velocità della “corrente a getto”, con un flusso marcatamente ondulato che contribuisce a rendere le configurazioni bariche e gli schemi sinottici sempre più persistenti e duraturi nel tempo nelle medie latitudini. Perdendo buona parte della sua forma la “corrente a getto”, per una nota legge fisica, comincia ad ondularsi su se stessa, creando delle grandi onde su scala planetaria, meglio note come le “onde di Rossby”. Le “onde di Rossby”, lunghe da 1.000 a 10.000 km, si formano con una precisa successione di tempi e tendono a muoversi da ovest verso est, con una velocità di propagazione che è direttamente proporzionale alla loro lunghezza e alla velocità media di spostamento delle correnti nell’alta troposfera. Nel periodo primaverile ed estivo, quando inizia l’arretramento dei ghiacci marini della banchisa del Polo Nord e il vortice polare (caratterizzato da geopotenziali bassi alla quota di 500 hpa) comincia gradualmente ad indebolirsi e a restringersi su una determinata area del mar Glaciale Artico, le “onde di Rossby” tendono a rallentare la loro velocità di propagazione da ovest ad est, originando dei Pattern climatici abbastanza durevoli che potrebbero portare ad una maggiore probabilità di eventi meteorologici estremi che derivano da condizioni atmosferiche prolungate, come siccità, inondazioni, ondate di freddo o avvezioni d’aria calda con onde mobili di calore insistenti per intere settimane.