Spesso le allerte meteo si rivelano eccessive e inutili. Basta pensare a quelle lanciate lo scorso 15 ottobre a Roma, dove erano attese intense precipitazioni che poi sono state normali. Secondo Marina Baldi, ricercatrice dell’Istituto di biometeorologia (Ibimet) del Cnr di Roma, bisogna lavorare molto per evitare inutili allarmismi. “I modelli di previsione hanno permesso di circoscrivere a sufficienza l’area interessata dal fenomeno e di delineare le caratteristiche salienti dell’evento, compresa la sua probabile durata”, ha spiegato Baldi ad Almanacco della Scienza del Cnr, riferendosi alle previsioni fatte le scorse settimane a Roma. “In questo caso, si e’ poi verificato un evento meteorologico singolare, senza pero’ raggiungere i livelli di eccezionalita’ previsti, il che rientra nei margini di incertezza associati alla previsione”, ha aggiunto. L’allerta diramata da parte delle autorita’ preposte e’ poi il frutto di una valutazione del rischio che si basa su informazioni di diverso tipo delle quali quella meteorologica e’ solo uno degli ingredienti. Questo “ingrediente meteo” viene quindi combinato con altri che sono le informazioni sul territorio e la sua vulnerabilita’. La valutazione finale del rischio e la successiva allerta proprio perche’ dipendono da diversi fattori, sono affetti da incertezze: quanto migliori sono la previsione meteo e/o la mappatura del rischio idrogeologico di una regione, tanto piu’ sara’ la valutazione del rischio e piu’ facile a decidere se diramare o meno l’allerta.Va detto inoltre che sull’esito finale ha un ruolo importante l’atteggiamento del pubblico nei confronti del rischio da catastrofe naturale. “Nonostante diversi studi mostrano che, dopo un certo numero di false allerta meteorologiche, la popolazione tende a dare loro sempre meno seguito e a non rispondere qualora effettivamente si verifichi una situazione eccezionale, tuttavia occorre far presente che gli avvisi spesso hanno permesso di risparmiare vite umane e danni maggiori”, ha precisato la ricercatrice dell’Ibimet-Cnr. Nessun esempio eclatante gli uragani che si sono abbattuti sullo Stato di New York negli ultimi due anni. Un aiuto per una migliore valutazione del rischio puo’ venire dal mondo della ricerca: “La scienza oggi fornisce modelli sempre piu’ sofisticati di previsione che permettono di circoscrivere a sufficienza l’area interessata, ma l’incertezza è “ancora elevata”, ha ammesso Baldi. “Allo sviluppo di modelli previsionali piu’ ‘performanti’ – ha proseguito – devono essere abbinate tutte le informazioni ricavate dalla strumentazione oggi a disposizione: stazioni meteorologiche, satellite, immagini da radar che permettono di circoscrivere l’area interessata e di fornire maggiori indicazioni sul fenomeno appena poche ore prima che si verifichi. Tuttavia, data la natura complessa dei fenomeni naturali, il sistema completo e integrato di cui potremmo disporre non sara’ mai del tutto scevro da errori”. Occorre quindi lavorare per formare una cultura della consapevolezza a recepire l’informazione ma anche la relativa incertezza, secondo Baldi. “Si deve, insomma, lavorare per creare una comunita’ ‘resiliente’, capace di rispondere positivamente alle manifestazioni della natura piu’ estreme”, ha concluso la ricercatrice.
Previsioni Meteo, il Cnr: “eccessive allerte portano il rischio di ‘al lupo, al lupo'”
