Si conclude a Potenza il 31° Convegno Nazionale del Gruppo Nazionale di Geofisica della Terra Solida

In coincidenza con l’anniversario del terremoto della Basilicata-Campania del 23 novembre del 1980, si  conclude oggi a  Potenza il 31° Convegno del Gruppo Nazionale di Geofisica della Terra Solida (19-23 novembre).

Una vera e propria maratona di scienziati italiani che si dedicano allo studio dei terremoti superficiali e profondi, di modelli matematici e metodi integrati, di pericolosità, scenari di scuotimento, previsione e rischio sismico, pericolosità vulcanica, campi geotermici, eccetera.

Il convegno ha visto la partecipazione di rappresentanti di molti enti di ricerca Italiani (OGS, CNR, INGV), oltre al Dipartimento della Protezione Civile (DPC),  importanti Atenei, l’ENI e la sezione italiana EAGE-SEG (European Association of Geoscientists & and Engineers – Society of Exploration Geophysicists) , che con l’OGS, ha organizzato l’evento scientifico lucano.

Dal confronto di circa 350 ricercatori e tecnologi è emerso innanzitutto un quadro dell’importante  contributo che gli specialisti della materia stanno fornendo al progresso di discipline vitali per lo sviluppo di un Paese altamente sismico, come l’Italia.

Diversi i contributi mostrati sulla sequenza sismica aquilana, come, ad esempio, il lavoro di due giovani ricercatori dell’INGV: Luisa Valoroso e  Lauro Chiaraluce

Lauro Chiaraluce: “La presentazione verte sulla ricostruzione del sistema di faglie attivatesi con il terremoto de L’Aquila 2009 attraverso localizzazioni non più di poche migliaia di terremoti, come avveniva fino a dieci anni fa circa. Ora siamo riusciti a calcolare la localizzazione di decine di migliaia di terremoti; esattamente nel  caso dell’Aquila  sono più di 60.000 avvenuti in otto mesi. Questa maggiore ricchezza di dati sismometrici ha permesso di ricostruire con un dettaglio molto più elevato la geometria del sistema di faglie nella zona aquilana, guadagnando circa 100 volte in potere risolutivo. Prima il dettaglio arrivava al km, ora alle decine di metri”.

Oppure gli  studi sulla “firma” dei terremoti  attraverso l’interferometria magnetica a larga banda, che consente di rilevare segnali estremamente deboli. Questa tecnica permette di separare i segnali che vengono dall’interno del globo, da quelli di origine esterni dalla Terra: quelli generati nella magnetosfera e nella ionosfera. “Questa tecnica è estremamente complessa dal punto di vista gestionale, spiega il Prof. Paolo Palangio, direttore dell’INGV della sede aquilana, però apre un nuovo campo di studi, che è quello legato all’elettromagnetismo generato, quasi sempre, dai processi geodinamici del sottosuolo. Questi processi – continua Palangio – sono sempre presenti in qualunque parte del mondo, con intensità più o meno elevata (dipende dalle zone più o meno sismogenetiche della zona) e si è visto che questa attività genera campi magnetici continui e questi campi vengono modulati dall’attività geodinamica e quindi potrebbero essere legati strettamente ai terremoti”.

Diversi i contributi di dottorandi presso l’INGV e segnalo quello della Dott.ssa Angelica Garone, che commenta un lavoro a più mani: “Lo studio effettuato nell’area di Lamezia Terme (Calabria) verte sulla caratterizzazione geochimica dei fluidi e sulla valutazione del potenziale geotermico nell’ambito del progetto chiamato VIGOR. Questo lavoro è stato effettuato dall’unità funzionale di Geochimica dei fluidi, Stoccaggio di CO2 e Geotermia dell’INGV di Roma; ha previsto una campagna di monitoraggio e l’integrazione di diverse metodologie di prospezioni geochimiche al fine di caratterizzare in maggior dettaglio l’area presa in esame. La ricchezza dei dati è stata indispensabile per valutare l’interazione acqua – roccia, le relazioni fluido-faglia e, ovviamente, il potenziale geotermico associato al sistema termale di Caronte.”

Ma, la cosa più stupefacente delle ricerche presentate durante i giorni di simposio scientifico basilisco è che  le discipline si intersecano tutte tra loro, come indispensabili per studiare il globo terrestre, che è un grande sistema unico: indispensabili sono gli studi sulla mappatura dello sforzo crostale e del campo di stress lungo sistemi di faglie attraverso osservazioni GPS (Global Position System), i quali si intersecano con gli studi degli effetti dell’interazione tra la deformazione e l’erosione dei terreni sulla visibilità di caratteristiche permanenti sugli interferogrammi SAR (Synthetic Aperture Radar), oppure il monitoraggio spazio temporale delle velocità delle onde sismiche nella crosta superiore, o la deformazione crostale per il monitoraggio di processi preparativi di terremoti, o ancora il comportamento statistico della sismicità tettonica rispetto a quella naturale.

Molto interessante la sezione dei POSTER, dove sotto ad ogni titolo virgolettato, potrete ascoltare la spiegazione  di alcuni lavori presentati.

  • Simona Sicali (INGV): “Evidenze sismologiche della fase di ricarica che ha portato alla eruzione laterale del Mt. Etna  nel 2001” http://www.freerumble.com/audio.php?t=audio&id=3915
  • Damiano Pesaresi (OGS – INGV): “Installazione di una stazione sismica a larga banda in un pozzo” http://www.freerumble.com/audio.php?t=audio&id=3913
  • Galileo Potenza (Geological Investigation Service): “La caratterizzazione geofisica della frana finalizzata alla progettazione di interventi di stabilizzazione: l’esempio della frana di C.da Caira (Basilicata, Potenza)”. http://www.freerumble.com/audio.php?t=audio&id=3917
  • Ambra Mantovani (Università di Catania – INGV): “The b-value as a long precursor of volcanic activity: a case study at Mount Etna”. Titolo in italiano: “Il coefficient b come precursore di lungo termine dell’attività vulcanica: il caso di studio del Monte Etna”. http://www.freerumble.com/audio.php?t=audio&id=3923

Il 31° Convegno del GNGTS  non è servito solo ad illustrare le applicazioni sia scientifiche che tecniche nel campo della geofisica del globo, ma anche aspetti sociali, come l’interessante presentazione di Carlos Caracciolo, dell’Ingv di Bologna, sul discorso scientifico nei telegiornali in occasione del terremoto di quest’anno nella Pianura Padana Emiliana, attualmente sviluppato da vari attori con strategie, modelli e obiettivi differenti (il punto di vista dello scienziato e quello del giornalista).

Carlos Caracciolo: “E’importante essere consapevoli del ruolo dei mass media nella percezione che la popolazione ha del rischio sismico. Occorre riflettere sui modi più adatti per rapportarsi con il mondo giornalistico. Anzi, poiché la mediazione giornalistica è necessaria, serve una maggiore collaborazione malgrado le logiche discorsive contrapposte degli scienziati e dei giornalisti”.

I ricercatori INGV hanno poi dato un interessante contributo ad una sessione speciale interamente dedicata alla comprensione dei terremoti dell’Emilia-Romagna del maggio-giugno 2012. Dai loro studi sono emerse importanti particolarità dei terremoti di questo settore. Il pronto intervento delle nuove reti INGV a seguito della scossa del 20 maggio ha consentito inoltre di registrare la scossa del 29 maggio in condizioni sperimentali eccezionali, ovvero con strumenti posti immediatamente al di sopra della faglia sismogenetica.  “L’insieme delle registrazioni ha un carattere di eccezionalità a livello globale e dovrebbe consentire di esplorare in modo particolarmente accurato i processi che hanno luogo alla sorgente di un forte terremoto, chiarisce Gianluca Valensise, coordinatore scientifico dell’evento. Complessivamente, continua Valensise,  la sessione ha ulteriormente contribuito a sfatare la convinzione che i terremoti del maggio-giugno scorsi fossero inattesi e imprevedibili. Al contrario, i dati e le elaborazioni prodotti dall’INGV nell’ultimo decennio – in parte confluiti anche nella normativa nazionale antisismica – avevano consentito di anticipare con buona accuratezza quello che un giorno avrebbe potuto accadere in quelle zone”.

Durante l’Assemblea dei Ricercatori, dal titolo Il futuro della Ricerca Geofisica Italiana nell’ambito delle prospettive europee e di Horizon 2020, il Prof. Stefano Gresta, Presidente dell’INGV, ha sottolineato la necessità di uscire dall’individualismo dei singoli ricercatori o dei singoli gruppi di ricerca al fine di porsi in maniera nuova verso un futuro nuovo. “E’ il percorso individuato dal Ministro Profumo – spiega Gresta – sinergia anche tra Enti dicersi per andare a recuperare fondi esterni; allo stesso tempo bisogna fare attenzione al taglio sui fondi ordinari degli Enti, altrimenti il lavoro futuro dei giovani si baserà solo su progetti esterni e quindi sarà a tempo determinato”.
“La così detta fuga di cervelli, ha concluso il Presidente Gresta, va considerata, in una certa fase della vita, come un’opportunità in quanto da stimolo e di rafforzo a quelle capacità di stabilire nuove collaborazioni, che dovrebbero essere insite in ogni giovane che ha l’ambizione di diventare scienziato. E’ altresì vero che chi ,come i nostri precari, lavora con capacità e successo da anni all’interno di un Ente, ha diritto ad una sicurezza sul proprio futuro, che solo scelte e decisioni politiche chiare possono garantire”.

Vito Santarsiero,  Sindaco di Potenza a margine della Conferenza GNGTS, commenta in questo modo:  “Con questo importante evento di carattere nazionale ritengo che si possa aprire una nuova fase per il capoluogo della Basilicata, quello della convegnistica di alto livello”.