Dopo la sentenza del processo sul terremoto di L’Aquila, di cui abbiamo parlato moltissimo nelle ultime settimane, l’opinione pubblica s’è spaccata con opinioni molto forti e controverse rispetto alla stessa sentenza. In moltissimi hanno difeso gli esperti della Commissione Grandi Rischi, e tantissimi sono stati coloro che si son detti preoccupati per gli effetti e le conseguenze della stessa sentenza. Non è di quest’avviso, però, il professor Giuliano Panza, ordinario di sismologia all’Università di Trieste e collaboratore dell’Ictp, l’International centre for theoretical physics. In modo molto moderato, con rispetto ed educazione, dice la sua su quanto accaduto a L’Aquila, spiegando che “se i terremoti non possono essere previsti con precisione, gli imputati hanno invece fornito una previsione; e cioè che nei giorni precedenti il 6 aprile il rischio di terremoto era medio-normale. Personalmente mi auguro che non vadano in prigione. Ma, stando agli atti e in attesa delle motivazioni precise, una sentenza simbolica per il loro comportamento sarebbe senz’altro giustificata. Le porto un esempio recente. Il terremoto che ha colpito il Pollino non è stata una sorpresa, sapevamo che si sarebbe potuto verificare. Nessuno però è stato così avventato da tranquillizzare la popolazione. Dire che i terremoti non sono prevedibili e allo stesso tempo assicurare che non ci sarà una scossa è una contraddizione evidente, ed è quello che è accaduto all’Aquila“. Insomma, se un terremoto non si può prevedere, non si può neanche prevedere che questo non si verifichi: e gli imputati sono accusati proprio di questo. Avrebbero, infatti, secondo l’accusa e il giudice, “rassicurato” la popolazione. Un “errore“, a detta del prof. Panza, che non è stato ripetuto più recentemente sul Pollino.

