Una riproduzione di una pinna di squalo dal Tevere alla fontana di Trevi contro il Finning

Uno squalo nel Tevere? La notizia è di quelle che farebbero spalancare gli occhi a chiunque, se non fosse una fedele riproduzione dei sub di Marevivo, accompagnati da decine di esponenti dell’associazione, che hanno manifestato con magliette fintamente macchiate di sangue contro il massacro che annualmente interessa questi antichissimi predatori. Nei giorni scorsi sui social network si era sparsa la voce che uno squalo di grandi dimensioni fosse presente nel Tevere, suscitando curiosità e paura da parte dei turisti e dei residenti. La notizia, decisamente stravagante, poteva inoltre avere un fondo di verità, dal momento che nel mondo esistono ben 68 specie di squali di acqua dolce che vivono presso gli estuari dell’Atlantico del Sud America, ma anche in Africa occidentale e in Asia. Alcune di queste possono vivere sia in acque dolci che in acque salate.

Il massacro degli squali, denominato finning, avviene per soddisfare la richiesta asiatica delle costose pinne impiegate nella preparazione della “zuppa di pinne di pescecane”. La protesta di Marevivo è rivolta in modo particolare agli europarlamentari italiani che il prossimo 22 novembre saranno chiamati a Strasburgo per votare proprio su questo tema. “Gli squali – dichiara il Presidente di Marevivo Rosalba Giugni sono i predatori al vertice della catena alimentare che hanno il delicato e fondamentale ruolo di garantire il mantenimento dell’equilibrio e della salute dell’ecosistema marino, ma sono anche vittime della pesca eccessiva e indiscriminata di cui il finning è l’espressione più aberrante. Rischiamo di portare all’estinzione una macchina perfetta che vive sulla terra da 400 milioni di anni”. “Nessuna deroga al divieto europeo sul finning – ha detto inoltre Rosalba Giugni – chiediamo che gli squali siano sbarcati con le pinne attaccate al corpo“.