L'immagine del porto imbiancato dalla gragnola, si nota come le nubi cumuliformi che hanno prodotto il rovesci temporalesco stazionavano proprio fra le opposte rive dello Stretto
Durante il temporale di gragnola (mista a grandine e fiocchi di neve fradici osservati nei sobborghi a ridosso del centro) che ieri mattinata, intorno alle 07:00 AM, ha interessato Messina, la stazione dell’Aeronautica Militare ha misurato una temperature minima di ben +3.8°C nel cuore della città. Un valore che per la prima decade è notevolissimo, molto prossimo al record di minima di Dicembre per una città di mare come Messina, che essendo circondata su tre lati da ben due mari risente di una fortissima influenza mitigatrice marittima. Proprio per questo la città dello Stretto vanta i valori di temperature minime fra i più alti dell’intero territorio nazionale, sia d’estate che d’inverno. Difatti i fenomeni di inversione termica, causa la costante ventilazione che si produce all’interno dello Stretto (la cui conformazione, analoga ad un’ampia vallata ad imbuto, permette l’incanalamento dei vari flussi d’aria fra Ionio e Tirreno con una direttrice parallela rispetto l’orientamento della linea di costa, proprio come accade a Gibilterra) e la fortissima influenza marittima, sono sconosciute, salvo nei rari casi in cui si forma la sottile nebbia d’avvezione (mesi di Aprile e Maggio), chiamata “Lupa” dai pescatori locali (essa si genera quando aria calda e umida, d’estrazione sub-tropicale continentale, dopo essersi umidificata sullo Ionio, scorre sopra le fredde acque dello Stretto). La minima di +3.8°C archiviata dalla stazione dell’Aeronautica Militare mette in evidenza la portata, notevole, delle precipitazioni convettive, puramente nevose sopra i 400 metri, che sono state in grado di riversare in un breve lasso di tempo un ingente sacca d’aria fredda e molto pesante dalle quote superiori della troposfera verso i bassi strati, provocando il rapido tracollo termico.
Il calo termico ha visto una temperatura originaria di +6°C, prima del temporale, scivolata a soli +3.0°C nella fase clou della precipitazioni temporalesche, con un temporaneo e localizzato abbassamento della quota neve che ha agevolato il consistente accumulo in città. Un fenomeno comunque normale (quando è attivo il “Tyrrhenian Sea Effect”), specie se negli strati superiori scorre un nucleo di aria polare che presenta caratteristiche “marittime” (questo tipo di massa d’aria conserva le sue caratteristiche gelide in quota a differenza della variante “continentale pellicolare” che presenta uno spessore limitato ai 3 km se non si associa in quota alla prima), in grado quindi di destabilizzare l’intera colonna d’aria, al punto tale da produrre quelle forti turbolenze (correnti ascensionali intense, anche sopra i 60-70 km/h), esaltate dagli scambi diabatici fra mare tiepido e masse d’aria sovrastanti, che agevolano la nascita e lo sviluppo di imponenti nubi cumuliformi capaci di produrre forti rovesci e fenomeni temporaleschi di una certa intensità e localizzazione, dentro il quale si possono celare svariati tipi di precipitazioni solide nonostante le temperature di poco positive.
Per certi versi, l’evento di Messina ricorda molto bene quanto avvenne a Tripoli e dintorni lo scorso Febbraio, quando in una situazione analoga un fortissimo rovescio temporalesco accompagno uno sprofondamento di aria molto fredda e pesante verso il suolo, associandosi una fitta precipitazione di gragnola che imbianco la capitale libica con soli +3°C. Durante la fase temporalesca vennero segnalati pure dei fiocchi di neve bagnata che scesero in pieno deserto, lasciando persino degli accumuli a bassa quota nelle colline della Tripolitania. Evento di portata storica visto che bisogna aspettare svariati decenni per vedere un solo fiocco bagnato sulle alture della Tripolitania. Una minima di +3.8°C, per la prima decade di Dicembre, è un dato di una certa importanza, specie se si tiene conto che Messina esce da uno degli autunni più caldi della sua recente storia climatica. Si l’autunno più caldo. Come ben evidenziato da Santi d’Aliberti, esperto sulla climatologia messinese. La temperatura media del trimestre autunnale (1 Settembre – 30 Novembre) è stata di +21.9°C, ben +1.6°C sopra la media (+20.3°C). Il record precedente apparteneva agli autunni 1987, 1992 e 1999 con una media di 21,7°C. Scendendo nel dettaglio, Settembre 2012 ha chiuso all’ 8° posto con una media di +25.3°C, a 1.1°C dal record dei Settembre 1987, 1946 e 2011 (+26.4°C). Ottobre 2012 ha chiuso al 6° posto con +22.1°C di media, a 0,9°C dal record del settembre 2001 (+23.0°C). Novembre 2012 chiude invece al 2° posto con una media di +18.4°C, dietro solo al novembre 1926 (+18.8°C), rappresentando dunque il novembre più caldo degli ultimi 86 anni.