Tra le estese lande siberiane e le steppe delle ex Repubbliche sovietiche, come il Kazakistan, l’Uzbekistan e il Turkmenistan, si è isolata una vasta lacuna di aria molto gelida, in prossimità dei terreni innevati, che dai bassopiani della Siberia occidentale si estende fino all’altopiano della Siberia orientale e alle coste dell’estremo oriente russo. Come ogni inverno il processo di raffreddamento “pellicolare” che interessa le sterminate distese siberiane (favorito dalla sensibile riduzione dell’insolazione diurna e dalle masse d’aria molto secche preesistenti nei bassi strati) si è concluso con grande successo. Al termine di questo intenso raffreddamento, vicino al suolo innevato, si è formato uno strato di aria piuttosto gelida e molto pesante, con uno spessore limitato ai 1000-1500 metri, che ha sfornato il famoso anticiclone termico “russo-siberiano”. Una vasta zona di alta pressione, di origine prettamente fredda, strutturata solo nei bassi strati. Di solito l’anticiclone termico “russo-siberiano” non porta sempre bel tempo, come erroneamente si pensa, malgrado gli elevatissimi valori barici che possono oltrepassare i 1050-1060 hpa.

Le temperature più estreme, come di consueto, si sono registrate nel grazioso villaggio di Ojmjakon, nel cuore della Repubblica di Jacuzia, dove nei giorni scorsi si è archiviata una temperatura minima di ben -58°C. Ojmjakon è conosciuto in tutto il mondo come il principale polo del gelo dell’emisfero boreale, dove spesso nella stagione invernale la colonnina di mercurio scivola sotto il muro dei -60°C, sfiorando persino i -65°C nelle ondate di gelo più cruente. Basti pensare che nel gelido inverno del 1926 la locale stazione del servizio meteorologico russo registrò una temperatura minima assoluta di ben -71.2°C. Un dato formidabile che però non fu mai ufficializzato. L’attuale record di minima di Ojmjakon è di appena -67.7°C. Valori cosi estremi sulla Terra si possono registrare solo all’interno del Plateau dell’Antartide (dove sono ubicate le basi scientifiche come quella celebre russa di Vostok, che detiene il record di temperatura più fredda mai registrata sul pianeta con i -89.2°C del 21 Luglio 1983), sull’altopiano ghiacciato della Groenlandia e sull’imponente comprensorio montuoso del Mc Kinley (la montagna più grande del nord America, dove furono misurati ben -73°C), in Alaska.
Nei prossimi giorni l’area di massimo raffreddamento si dovrebbe concentrare sulla Siberia centro-orientale, proprio sulla Repubblica di Jacuzia, dove permarrà un vasto strato di aria molto gelida e pesante, dura da scalfire, nei bassi strati. Più ad ovest invece l’aria gelida di matrice “pellicolare” comincerà ad arretrare ad est degli Urali verso la Siberia centrale. Il tutto a causa dell’intensificazione delle già sostenute correnti dai quadranti meridionali (venti da Sud e S-SO pronti a piegare più da SE e E-SE in corrispondenza delle coste centrali norvegesi) che dalle medie latitudini atlantiche si spingeranno verso la Scandinavia meridionale e il mar Baltico. Queste tiepide e intense correnti meridionali, in scorrimento lungo il lato orientale della profonda circolazione depressionaria che si collocherà a ridosso dell’Islanda con un minimo sui 940 hpa, provocherà la graduale retrogressione, verso gli Urali e il bassopiano Siberiano occidentale, dell’imponente anticiclone termico, data l’erosione delle sue propaggini più occidentali a seguito dell’impetuoso e mite flusso pre-frontale da Sud e S-SO che risale fin sulla Svezia ed il mar Baltico. Almeno temporaneamente il grande gelo siberiano verrà cacciato verso la Siberia occidentale, anche se già fra giorno 31 e la giornata di Capodanno un nucleo di aria piuttosto fredda, isoterme di -10°C -15°C alla quota di 850 hpa, stazionerà fra la regione degli Urali e il Kazakistan occidentale, dove persisteranno condizioni climatiche spiccatamente invernali, con temperature negative e qualche nevicata sparsa.
