Scienza, il Cnr: “con i fumetti la divulgazione scientifica è più efficace”

“Si dice che talvolta puo’ valere piu’ un’immagine di milioni di parole. Questo vale ancora di piu’ per il fumetto, genere che piace ai bambini ma stimola anche gli adulti, grazie all’approccio creativo e al potere rilassante che abbassa le ‘difese’ del lettore anche a fronte di contenuti di una certa complessita'”. A dirlo e’ Franco Gambale, fisico dell’Istituto di biofisica (Ibf) del Cnr di Genova, e fumettista al notiziario Almanacco della Scienza. “L’immaginazione coniugata con il rigore scientifico – ha aggiunto Gabale – aiuta a semplificare il linguaggio tecnico e il fumetto puAý anche essere usato per ammonire ‘scherzosamente’ sui rischi del futuro se l’uomo non imparerAý a conoscere meglio il proprio corpo e rispettare l’ambiente”.In effetti, l’uso di questa tipologia comunicativa come strumento divulgativo ‘scientifico’ e’ ormai discretamente diffuso: si pensi a opere come ‘Global warming’ (Nda edizioni), ‘Maccheariachefa’ (Aboca) e ‘Viva la scienza’ di Antonio Mingote e Jose’ Manuel Sanchez Ron (Dedalo). Secondo Gambale questo non deve sembrare strano perche’ la spinta che muove sia il ricercatore sia il creativo e’ sostanzialmente la stessa. “Senza immaginazione e senza fantasia si crea poco sul fronte artistico ma anche in ambito scientifico dove queste capacita’ sono indispensabili supporti del rigore, per acquisire un atteggiamento innovativo che serva a guardare al di la’ della routine quotidiana”, ha continuato il ricercatore dell’Ibf-Cnr. Ma come nasce in Gambale la passione per il fumetto e come si concilia con il lavoro di ricercatore? “Ho iniziato ad abbozzare i primi disegni per passare il tempo tra successi e delusioni, pensando persino di tentare la strada del grafico professionista prima di optare per la fisica”, ha spiegato lo studioso. “Il caso influi’ in maniera decisiva sulle mie scelte: un paio di bozzetti rifiutati da parte di un’importante rivista di enigmistica, il confronto con un amico che aveva il dono di disegnare splendide vignette e che della sua passione e’ riuscito – ha continuato – a fare una vera professione e, infine, determinante, l’incontro con il professor Poggi, il mio insegnante di matematica e fisica in quinta liceo scientifico, che mi traghetto’ verso la bellezza e i misteri della scienza”. La chiave di volta per un utilizzo piu’ qualificato e intensivo del fumetto arrivo’ per lo scienziato sul finire degli anni Novanta quando, allora direttore dell’Istituto di cibernetica e biofisica del Cnr, propose al ministero dell’Istruzione un progetto di divulgazione scientifica che prevedeva l’uso del fumetto per illustrare l’unita’ fondamentale di ogni essere vivente: la cellula. Venne allestita quindi una mostra presso il Museo di storia naturale di Genova, in cui, insieme a ippopotami impagliati, diorami di animali esotici e scheletri di elefante italico e balene, venivano esposti disegni illustranti le proprietà della cellula. Poi, nel 2000, segui’ un’altra idea, per alcuni aspetti spregiudicata e ‘dissacrante’: presentare a un convegno nazionale di biofisica una comunicazione in cui si proponeva l’utilizzo del fumetto per la divulgazione delle bioscienze.  “I miei colleghi ricercatori avrebbero potuto deridermi, invece l’idea piacque e ricevetti critiche costruttive, suggerimenti, apprezzamenti e incoraggiamenti a proseguire”, ha riferito il fisico del Cnr. “Fu in quel congresso, mentre si chiudevano le varie sessioni e venivo eletto presidente della Societa’ italiana di biofisica pura e applicata, che decisi di mettere i miei fumetti al servizio dei giovani e della divulgazione scientifica. Avevo finalmente trovato per la mia vena creativa una finalità  che ben si sposava con il lavoro di ricerca”, ha concluso.