Dopo le abbondanti nevicate cadute nei giorni scorsi, con accumuli davvero consistenti, soprattutto sui settori più occidentale, ora sull’arco alpino torna l’incubo slavine per il repentino aumento termico in atto a tutte le quote. Come previsto già da tanto, con l’avanzata verso levante di un robusto promontorio anticiclonico, di matrice oceanica, masse d’aria molto miti, di natura sub-tropicale marittima, dall’entroterra del Marocco e dalla Spagna si muoveranno in direzione della penisola italiana e dell’arco alpino, apportando una sensibile riscaldata, soprattutto alle quote superiori, dove il rimescolamento delle masse d’aria sarà ben pronunciato (per avvezione). Purtroppo nei prossimi giorni, specie fra domani e il giorno di Natale, quando il mite flusso sub-tropicale marittimo avrà raggiunto le regioni centro-settentrionali, facendo impennare la quota dello zero termico oltre i 3000 metri, il rischio di avere delle valanghe lungo i rilievi alpini sarà decisamente marcato. Ciò sarà indotto dal fatto che la neve nuova, caduta in questi giorni sopra lo strato più vecchio, per le temperature positive non è riuscita a compattarsi, divenendo molto instabile, pronta ad innescare una slavina alla minima turbolenza.
Proprio per questo, con l’ulteriore aumento termico atteso già nelle prossime ore, il manto nevoso depositato di fresco fra Alpi occidentali e centrali, come sulle stesse Dolomiti, perderà molto in compattezza, cominciando a fondersi nella parte più superficiale, dove la neve diventerà molto bagnata. Situazione adatta, purtroppo, alle slavine, che ogni inverno mietono decine di vittime fra sciatore e appassionati di montagna. Visto il delicato quadro meteo/climatico non possiamo fare altro che raccomandare la massima prudenza a tutti gli sciatori, sconsigliando severamente ogni tipo di fuoripista, visto l’estrema pericolosità. In queste situazioni bisognerebbe rispettare regole basilari per evitare spiacevoli imprevisti che potrebbero costare molto caro, come quella di sciare all’interno delle piste e degli impianti sciistici regolamentari, dove il rischio slavine è pari a zero. Il rischio slavine sarà maggiore soprattutto in Valle d’Aosta e sui rilievi piemontesi, dove negli ultimi giorni è caduta tantissima neve fresca che non si è potuta ancora compattare per via delle temperature ancora non sufficientemente basse.
Ma la possibilità di valanghe, anche di grosse dimensioni, sarà maggiore sul versante francese alpino e sui rilievi svizzeri, dove fino a ieri sera nevicava in maniera fitta fin dalle basse quote. Qui, difatti, la scaldata apportata da questa rimonta calda sub-tropicale verrà ulteriormente enfatizzata anche dai venti favonici da O-SO e SO che scenderanno dai declivi alpini, rafforzando la loro intensità. Scendendo a gran velocità dalle vette alpine la corrente d’aria, per “compressione adiabatica” (abbassandosi di quota aumenta la pressione), si comprime raggiungendo le vallate e le pianure sottostanti come un vento piuttosto tiepido e secco che dissolve la nuvolosità e le nebbie, rendendo i cieli in genere sereni o poco nuvolosi, con una atmosfera limpida e ottima visibilità orizzontale indotta dal rimescolamento dell‘aria fin dai bassi strati. Il “foehn”, come sappiamo, si attiva anche sui versanti esteri, fra Svizzera, Baviera e Austria. Qua i venti di “foehn” si possono presentare con una certa frequenza, soprattutto durante il periodo primaverile, quando si realizzano le condizioni bariche opposte al favonio padano.
Il “foehn” che investe la Svizzera e la Baviera si attiva allorquando una profonda circolazione depressionaria dal nord della Francia o dal Canale della Manica si muove verso la Germania occidentale, attivando un flusso di correnti miti e umide dai quadranti meridionali (pre-frontale), d’estrazione nord-africana o basso mediterranea, in genere da S-SO o da Sud, che dopo aver scaricato tutte le precipitazioni sull’Italia settentrionale sono costrette a valicare la catena alpina, scivolando e incanalandosi lungo i fondovalle della Svizzera e della Baviera, dove la massa d’aria, già in origine calda, tende ulteriormente a riscaldarsi per la compressione adiabatica, raggiungendo le regioni della Mitteleuropa come un vento piuttosto caldo che determina delle brusche impennate dei valori termici. Di solito questo tipo di favonio si avverte a nord del traforo del San Gottardo.
