Si spalanca la porta del Rodano, nel weekend giungeranno nuovi impulsi freddi dalla Scandinavia che porteranno la prima neve al nord e sulle adriatiche

Dopo la maestralata di lunedì la porta del Rodano si è aperta, tanto da rimanere spalancata almeno fino al giorno dell’Immacolata, che segna l’inizio delle festività natalizie. L’Italia in settimana sarà raggiunta da una serie di impulsi freddi, dapprima d’estrazione nord-atlantica, tramite gli intensi venti di maestrale, che tra oggi e domani torneranno a soffiare con forza fra Sardegna, Sicilia, Calabria, con picchi che potranno superare i 60-70 km/h fra la Sardegna meridionale, il Canale di Sicilia e il basso Tirreno. Nel weekend invece sarà il turno di un irruzione di aria molto più fredda, proveniente direttamente dalla penisola Scandinava, che spianerà la strada per le prime fioccate a quote molto basse, se non prossime al piano, dapprima sulle pianure del nord, e da lunedì pure sulle regioni adriatiche, dalle Marche fino al Molise e alla Puglia. Al momento sulle nostre regioni prevale un sostenuto flusso dai quadranti nord-occidentali, proveniente direttamente dal nord Atlantico, che rende il tempo ancora instabile sul nostro meridione e sulle due isole maggiori, con possibili rovesci e temporali in formazione fra il basso Tirreno e lo Ionio, dato i notevoli contrasti termici innescati tra l’aria fredda in alta quota che scorre sopra l’ancora tiepida superficie marina.

Il particolare posizionamento dell’alta pressione delle Azzorre, con massimi di 1024 hpa poco a largo delle coste settentrionali marocchine, ed una elevazione fino alle coste atlantiche francesi, permette l’incanalamento di varie impulsi freddi e umidi, che dall’Atlantico settentrionale si spingono verso le Isole Britanniche e la Francia, andandosi a canalizzare dentro la valle del Rodano (unico valico esistente fra le Alpi occidentali e il Massiccio Centrale Francese) per traboccare sul “mare Nostrum” tramite gli intensi venti di maestrale che si propagano al mar di Sardegna, Canale di Sardegna, basso Tirreno, Canale di Sicilia e Ionio, rendendo tali bacini da molto mossi ad agitati. Il nord invece risentirà di condizioni spiccatamente favoniche con i venti da nord-ovest, trovandosi sottovento alle Alpi. In genere l’aria fredda (sia di origine nord oceaniche che di natura artica), dopo aver scaricato gran parte dell’umidità contenuta durante la salita “forzata” sul versante francese e svizzero, dove si attiva il fenomeno dello “stau” che da luogo a persistenti precipitazioni (la massa d’aria umida costretta a salire verso l’alto per il superamento del comprensorio montuoso tende a raffreddarsi favorendo la condensazione del vapore acqueo che poi darà luogo alle precipitazioni sul versante sopravvento francese), scende dai declivi alpini verso il versante italiano, riscaldandosi di circa +1°C ogni 100 metri, allontanandosi cosi sempre più dalla saturazione.

Scendendo a gran velocità dalle vette alpine la corrente d’aria, per “compressione adiabatica” (abbassandosi di quota aumenta la pressione), si comprime raggiungendo le vallate e le pianure sottostanti come un vento piuttosto tiepido e secco che dissolve la nuvolosità e le nebbie rendendo i cieli in genere sereni o poco nuvolosi, con una atmosfera limpida e ottima visibilità orizzontale indotta dal rimescolamento dell‘aria fin dai bassi strati. Per questo quasi sempre i venti di foehn, in caduta dalle creste alpine occidentali, giungono sulle pianure piemontesi e sull’alta Lombardia abbassando i tassi di umidità e dissolvendo le foschie e le nebbie dominanti in tutta l’area padana occidentale. L’arrivo dei venti di favonio è subito preannunciato dall’apertura di ampie schiarite e zone di cielo limpido che dalle Prealpi avanzano verso le aree di pianura, accompagnando un certo rialzo dei valori termici, anche durante le ore notturne nel cuore dell’inverno. A seguito delle correnti favoniche, le quali contribuiranno ad asciugare per bene l’aria nelle regioni del nord, fluirà l’aria fredda che tracimerà dalle principali vallate alpine, depositandosi nei bassi strati, originando quel famoso “cuscinetto di aria fredda” che venerdì, al primo scorrimento umido in quota, dovrebbe contribuire all’avvento delle prime deboli nevicate sulle pianure del nord, in modo particolare tra Emilia e Veneto. Nel weekend, invece, pare prospettarci l’arrivo di una nuova e più intensa irruzione fredda, direttamente dall’area scandinava, che potrebbe apportare le prime nevicate, sino a bassissima quota sulle coste adriatiche, dalle Marche fino al Molise, mentre lunedì e martedì la neve potrebbe fare la sua prima comparsa fino a quote collinari sulle regioni meridionali. Ma per essere più precisi vi consigliamo di seguire i prossimi aggiornamenti.