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Sul Pacifico il tifone “Bopha” rimette in discussione la forza di Coriolis: domani colpirà lo stato di Palau causando molti danni ai coralli
Il tifone "Bopha", nato a soli 4° di latitudine nord, davanti le coste settentrionali di Papua Nuova Guinea, rischia di mettere in discussione la forza di Coriolis sulla dinamica dei cicloni tropicali
Ancora una volta un tifone, sul Pacifico occidentale, ha sfidato la forza Coriolis, riuscendo persino a vincere. Questa è la storia incredibile del tifone “Bopha”, che si è sviluppato e rafforzato in questi ultimi giorni, nel tratto di oceano a nord di Papua Nuova Guinea. La cosa che più stupisce è che “Bopha” è divenuto tempesta tropicale e poi tifone a soli 4° di latitudine nord, a due passi dalla linea dell’equatore. Un evento più unico che raro, anche se già nel 2001 avevamo avuto già il caso del tifone “Vamei”, che si sviluppo proprio a ridosso dell’equatore, andando ad interessare Singapore e le coste orientali della penisola di Malacca, dove causò ingenti danni, per i venti furiosi e le piogge torrenziali. In genere, come sappiamo molto bene, i cicloni tropicali si formano a circa 10° a nord e a sud dell’equatore, dove la forza di Coriolis è sufficientemente elevata a mantenere la rotazione dei venti all’interno del ciclone. Sotto i 10° – 9° di latitudine nord e sud la forza di Coriolis, prodotta dalla rotazione della Terra attorno il proprio asse, è piuttosto debole per mantenere i moti vorticosi che servono per far sviluppare un ciclone tropicale.
Difatti, a causa della mancanza dell’effetto di Coriolis vicino all’equatore, la formazione di “Vamei” in precedenza era considerata impossibile. Tuttavia, uno studio della Naval Postgraduate School ha indicato che la probabilità di un simile sviluppo equatoriale è di almeno una volta ogni 2-3 secoli. Ciò può avvenire solo in quest‘area del sud-asiatico, ove le ingerenze orografiche (si pensi ai rilievi interni di Sulawesi, il Borneo o Sumatra) sono tali da deformare l’assetto originale della circolazione atmosferica, producendo dei moti vorticosi o delle turbolenze che in rade occasioni possono approfondirsi, favorendo lo sviluppo di cicloni tropicali ben organizzati. Ora però la formazione del tifone “Bopha”, a soli 4° di latitudine nord, davanti le coste settentrionali di Papua Nuova Guinea, rischia di mettere in discussione queste ulteriori teoria, appena elencate. In pieno oceano intensi moti rotatori, come quelli idonei per dare i natali ad una depressione tropicale, possono essere innescati solo da linee di convergenza venti (nell’area in questione tali linee di convergenza si determinano fra il flusso monsonico e i venti Alisei) particolarmente vivaci.
Pur avendo una struttura piuttosto ristretta “Bopha”, nella giornata di ieri, sfruttando un passaggio molto favorevole sopra le caldissime acque del Pacifico occidentale, con valori di ben +29°C +30°C nel tratto a nord di Papua, in un’area di basso “Wind Shear”, si è notevolmente rafforzato, divenendo un tifone di 1^ categoria sulla scala Saffir-Simpson, con venti medi sostenuti che hanno superato i 121 km/h attorno al piccolo occhio centrale, che si è formato nella seconda parte del giorno. Per fortuna, grazie alla struttura ristretta e alla distanza di sicurezza, il passaggio della tempesta non ha causato gravi ripercussioni lungo le coste settentrionali di Papua Nuova Guinea e sulle isole coralline del mar di Bismark, dove si è registrata solo una temporanea intensificazione dei venti da SE e S-SE, con raffiche moderate che non hanno prodotto alcun tipo di disagio. Mantenendosi in pieno oceano, a nord di Papua Nuova Guinea, il tifone “Bopha”, al momento non rappresenta alcuna minaccia per le terre emerse.
Il tifone "Bopha", nato a soli 4° di latitudine nord, davanti le coste settentrionali di Papua Nuova Guinea, rischia di mettere in discussione la forza di Coriolis sulla dinamica dei cicloni tropicali
Ma già dalle prossime ore la situazione potrebbe cambiare decisamente, visto che il tifone si muoverà verso est-nord/est, seguendo un tipo di traiettoria verso acque superficiali ancora più calde, ed in grado di rilasciare quell’intenso calore latente che farà ulteriormente approfondire la circolazione ciclonica, trasformandolo in un profondo tifone di 4^ categoria, con venti medi sostenuti che supereranno i 200 km/h nell’area centrale. Nella giornata di domani alcune isole e atolli della Micronesia rischiano di essere seriamente minacciati, seppur presi di striscio, dai forti venti e dalle mareggiate prodotte da quest’ultimi. Ma un’altra grave minaccia per i piccoli atolli della Micronesia potrebbe essere rappresentata anche dall’onda di marea, il cosiddetto “Storm Surge”, l’anomalo innalzamento della superficie oceanica prodotto sia dal repentino crollo della pressione barometrica che dai forti venti di tempesta che accompagnano il ciclone tropicale. L’isola che rischia di più è quella di Belau, un grande e meraviglioso atollo corallino, caratterizzato all’interno da una lussureggiante foresta pluviale (tipica vegetazione dei climi sub-equatoriali), quasi incontaminata, che potrebbe essere messa a dura prova dai forti venti da NE e E-NE attivi nella parte nord di “Bopha”. Ma Belau, in italiano detta anche Palau, altro non è che l’isola principale dello stato insulare di Palau (non per caso prende l’omonimo nome dell’isola più grande).
Palau ha ottenuto l’indipendenza dagli USA nel 1994, è una tra le nazioni più giovani e meno popolose della Terra. Buona parte della popolazione risiede nell’isola di Belau, dove è ubicata la città di Koror, la più grande dello stato. Il governo locale ha già lanciato un allerta, invitando la popolazione a fare scorte alimentari, rimanendo dentro le proprie abitazioni, almeno fino a lunedì, allorquando il tifone si sarà allontanato verso le Filippine centrali. “Bopha” domani si avvicinerà sempre più minacciosamente a Belau, interessando l’isola con il proprio bordo settentrionale, dove si celano i forti venti da E-NE ed Est. Già domani le scogliere coralline, lungo la costa orientale di Belau, verranno flagellate da imponenti ondate, alte anche più di 5.0-6.0 metri. Queste s’infrangeranno con grande impeto sulla barriera corallina dell’isola, cagionando non pochi danni ai coralli, che rischiano di essere strappati dalla furia dei marosi. L’isola risentirà pure di venti molto forti, dapprima da NE, E-NE ed Est, pronti a ruotare bruscamente più da SE e S-SE nella nottata tra domenica 2 e lunedì 3, quando il tifone si muoverà verso il mar delle Filippine, lasciando definitivamente l’isola di Belau, che verrà interessata dal bordo orientale di “Bopha”. Il passaggio di “Bopha” potrebbe avere delle ripercussioni negative, non solo sulla popolazione locale, ma sulle bellezze naturalistiche e sulla biodiversità che caratterizzano questo stato insulare. I coralli potrebbero subire un duro attacco dalla violenza del moto ondoso, cosi come la fitta vegetazione locale rischia di essere danneggiata dai forti venti, da E-NE ed Est, che potranno superare, nelle raffiche, punte di oltre i 120-130 km/h, se non pure 140 km/h nella fase clou.