
“Se la Forestale risale al padrone – conferma l’etologo – questi avrebbe sicuramente dei problemi, perlomeno per incauta custodia”. Il Boa trovato a Muggia e’ un giovane esemplare, “avra’ 2-3 anni – spiega l’esperto – e potrebbe vivere fino a 50 anni”. Non e’ la prima volta che da queste parti salta fuori un Boa. E’ il secondo, ricapitola Bressi, che ricorda il rinvenimento anni fa di un esemplare morto della lunghezza di circa 2 metri in un tombino nel rione di Roiano, a Trieste. “E’ sempre piu’ di moda – commenta il direttore dei Musei – tenere questi animali esotici in casa per stupire gli ospiti. Il tipico boss della malavita tiene animali feroci per intimorire, ma a volte anche persone normali allevano animali di questo genere. All’apparenza, pensano che esemplari come i Boa abbiano meno esigenze e possano essere adatti a essere allevati”. I serpenti non abbaiano e non miagolano per fare capire cio’ di cui hanno bisogno, se hanno fame o sete o se soffrono di qualcosa, e proprio qui sta la difficolta’ nell’allevarli, osserva l’esperto. I Boa vivono nel terrario e se lo si attrezza con termostato, luci e acqua, il serpente puo’ stare senza cibo anche per un mese, sempre che abbia ben mangiato prima. “Ma per capire davvero le loro esigenze – prosegue Bressi – bisogna essere esperti, perche’ non fanno bau per farsi intendere”.
Nel terrario dell’Aquario, al Boa danno da mangiare ratti e cosi’ sara’ fino a quando il serpente non comincera’ a superare i 2 metri e mezzo, eta’ nella quale sara’ nutrito con conigli, polli interi e animali del genere. “In natura – illustra l’etologo – il Boa mangia quello che capita: iguana, roditori, uccelli come i pappagalli, quello che riesce a stritolare. Nella giungla e’ sempre meno comune, in quanto viene catturato per finire in zoo e circhi oppure per farne borse, cinture e scarpe. Per tenerlo in casa – ribadisce Bressi – serve il Cites, un certificato internazionale rilasciato dalla Forestale che appunto certifica che l’animale e’ in regola con le norme di legge”. Per esempio, il Cites certifica che e’ nato in cattivita’ e che e’ allevato in modo corretto. Il Boa “adottato” dall’Aquario, ripete Bressi, “probabilmente restera’ con noi in via definitiva, anche perche’, anche se avessimo il denaro per riportarlo in Sudamerica, non sarebbe piu’ in grado di sopravvivere nella giungla”.