
Mentre gran parte dei paesi dell’Europa centro-settentrionale sono interessati dal passaggio di masse d’aria molto fredde, ma non particolarmente gelide, di lontane origine artiche sub-polari, il vero gelo annesso al robusto anticiclone termico “russo-siberiano” si trova rintanato nei suoi territori di origine, ad est degli Urali. In queste due settimane gli estesi territori della Siberia e le varie Repubbliche della Russia asiatica, dall’Altaj fino alle regioni affacciate sul freddo mare di Ohotsk, hanno dovuto affrontare una cruda fase di grande gelo, ma soprattutto di persistenti e abbondanti nevicate che hanno creato numerosi disagi, con interi villaggi rimasti isolati a causa dei grandi accumuli di neve fresca e ghiacciata. Più che il grande gelo a far parlare è proprio il maltempo e le forti nevicate che hanno sommerso interi territori, fra la Siberia centrale e l’altopiano della Siberia orientale, con accumuli superiori anche ai 1.0-1.5 metri. In molte località siberiane il manto nevoso ha superato i 50-60 cm, con picchi di oltre 1.0 metro. Non vi è un angolo non coperto da neve e ghiaccio fra la Russia europea e l’area siberiana. Lo stesso anticiclone termico “russo-siberiano” è stato letteralmente schiacciato dallo scivolamento, sulla Siberia centro-occidentale, del “lobo” siberiano del vortice polare, con un profondo minimo depressionario in quota (minimo di geopotenziale in quota), il quale ha apportato condizioni climatiche molto rigide, con gelo e nevicate diffuse tra i bassopiani della Siberia occidentale, l’altopiano della Siberia centrale e le steppe del Kazakistan, andate avanti per diversi giorni.
La persistenza di questa profonda struttura ciclonica sopra le immense terre siberiane ha dato luogo ad intense nevicate accompagnate da una sostenuta ventilazione dai quadranti occidentali, rinvigorita dal fitto “gradiente barico orizzontale” originato tra il bordo settentrionale dell’anticiclone termico “russo-siberiano”, assottigliato con i suoi elementi verso la Mongolia e la Manciuria, e il lato meridionale della profonda circolazione depressionaria a carattere freddo, annessa al lobo siberiano del vortice polare. Le situazioni più critiche si sono sperimentate nella Repubblica di Altaj (una Repubblica autonoma a nord della Mongolia), dove si sono verificate intense nevicate che hanno depositato al suolo ingenti accumuli, anche superiori al metro di altezza. Neve totalmente ghiacciata, accompagnata da temperature molto fredde, ma non particolarmente gelide, scese fin sotto i -15°C -20°C. Queste persistenti nevicate abbattute sull’Altaj sarebbero state esaltate anche dall’intenso effetto “stau” esercitato dagli omonimi rilievi, che abbracciano anche la Mongolia occidentale, alle fredde correnti da Ovest e O-NO pilotate dall’ampia circolazione depressionaria, per vari giorni stagnante sulla Siberia centrale. Ma ancora più terrificante è quanto avvenuto a Norilsk, una città del nord della Siberia centrale, ubicata nel territorio di Krasnojarsk. Si tratta della seconda città al mondo per popolazione oltre il Circolo Polare Artico dopo Murmansk, oltre ad essere la più settentrionale della Siberia.
