Solo ora, nella troposfera, si iniziano a sentire gli effetti del possente “Stratwarming” che da inizio mese si è attivato sopra il mar Glaciale Artico. Il brusco riscaldamento della stratosfera nelle prossime settimane potrebbe provocare un vero e proprio scombussolamento nella troposfera, favorendo il verificarsi di importanti ondate di freddo fra l’area canadese, il nord degli Stati Uniti, assieme ai paesi europei e a quelli dell’Asia centro-settentrionale. In genere lo “Stratwarming”, con molta probabilità, comincia ad insorgere quando la circolazione generale emisferica comincia a presentare un andamento piuttosto ondulato, per lo sviluppo di “forcing” troposferici sempre più intensi, specie fra il Pacifico settentrionale e il nord Atlantico, dove vanno a costruirsi imponenti “blocking” (promontori anticiclonici di blocco, distesi lungo i meridiani) che arrestano le impetuose correnti zonali. In questa fase sopra le latitudini artiche, a causa degli intensi “forcing” nell’alta troposfera, si possono verificare degli intensi riscaldamenti stratosferici che tendono a propagarsi verso l’alta troposfera, favorendo un sensibile aumento dei valori di geopotenziale che vanno ad instaurare una potente cellula anticiclonica dinamica troposferica sopra l’Artico.
Ma molto probabilmente, questi improvvisi e intensi surriscaldamenti della stratosfera sopra l’Artico, possono essere indotti pure a sensibili variazioni dell’attività solare, data la particolare interazione che esiste fra la radiazione solare e lo strato di ozono preesistente nella stratosfera. Bisogna considerare che in un evento di “Major Stratwarming”, abbastanza forte, le temperature nella bassa stratosfera artica possono crescere in modo drastico, anche di +50°C +60°C rispetto ai valori standard. Una anomalia termica positiva veramente impressionante che produce un vero e proprio sconvolgimento barico sulla troposfera sottostante. Il meccanismo è sempre lo stesso. L’intenso surriscaldamento, che interessa la parte bassa della stratosfera, tende inevitabilmente ad estendersi verso il basso, interessando pure l’alta troposfera. Qui il sensibile aumento termico, che scivola dalla stratosfera, produce un forte aumento dei valori di geopotenziale. Si vengono cosi a creare dei massimi di geopotenziale, fra bassa stratosfera e alta troposfera, i quali tendono a collaudare una imponente area anticiclonica, ben strutturata nell’alta troposfera, che si estende ulteriormente verso il basso, andando cosi a destabilizzare la figura del vortice polare, la quale, di tutta risposta all’attacco anticiclonico e all’improvviso aumento dei geopotenziali in quota, andrà a spaccarsi in due o più “lobi”(“split”) in movimento verso le medie latitudini, fra l’Asia settentrionale, il nord America e l’Europa.
Andando alla deriva, fra l’America settentrionale, l’Europa e l’Asia centro-settentrionale, i vari “lobi” del vortice polare, ormai frantumato in più tronconi dalla potente circolazione anticiclonica instaurata sopra il Polo Nord, tenderanno ad arrecare condizioni di intenso maltempo, con nevicate diffuse e un consistente calo termico nelle aree maggiormente interessate. I vari “lobi” secondari del vortice polare, scivolando verso le medie latitudini, vengono alimentati dal costante afflusso di masse d’aria molto gelide, d’estrazione artica, pilotate dal robusto anticiclone artico che si va a collocare, temporaneamente, al di sopra del mar Glaciale Artico, con massimi barici che spesso possono oltrepassare i 1040-1050 hpa. Negli ultimi dieci anni si è registrato un notevole incremento degli episodi di “Stratwarming”, forse in relazione alla perdita di ghiaccio marino artico. Difatti, dall’estate del 2007 a quella del 2012 il ghiaccio marino artico ha raggiunto il minimo di estensione mai registrata da quando sono entrati in scena i dati del satellite polare, nel 1979. In genere, ogni volta che si viene a realizzare un intenso “Stratwarming”, l’area ciclonica che gira tipicamente sopra il Polo Nord, nota anche con il termine di vortice polare, viene fortemente indebolita o sostituita dalla formazione di un robusto anticiclone artico, pronto a partorire intense ondate di freddo pronte a dirigersi verso l’area temperata, mentre l’Artico vive delle fasi di clima decisamente più mite, con temperature medie superiori alle medie del periodo.
Tali ondate di freddo possono verificarsi anche dopo trenta giorni dall’inizio dello “Stratwarming”. Per quel che concerne l’evento in corso notiamo subito come il forte riscaldamento stratosferico sia riuscito a propagarsi fino all’alta troposfera, riuscendo a far incrementare il geopotenziali in quota sopra la regione artica, con la formazione di un potente anticiclone artico, con massimi barici pronti a toccare i 1060-1064 hpa nella parte più settentrionale del mare della Siberia Orientale, poco a nord-est delle isole della Nuova Siberia. Lo sviluppo di questo potente anticiclone in piena regione artica ha letteralmente tagliato in due la figura del vortice polare troposferico, permettendo all’aria gelida d’estrazione polare di espandersi dal mar Glaciale Artico in direzione dell’area canadese, l’Europa centro-settentrionale e buona parte del comparto siberiano, dove da giorni si continuano a registrare intense ondate di gelo, accompagnate da forti nevicate e venti intensi apportati dall’azione perturbatrice del “lobo” siberiano.
Nelle prossime settimane l’influenza di questo potente regime anticiclonico, frutto dell’intenso “Stratwarming”, avrà come principale effetto un radicale indebolimento dell’intensità del ramo principale del “getto polare”, con la formazione di grandi onde risonanti planetarie, capaci di ergere imponenti “blocking” (promontori anticiclonici di blocco, distesi lungo i meridiani) pronti ad arrestare il flusso delle correnti zonali per i più proficui scambi meridiani (scambi di calore fra polo e tropici) convergenti in direzione del mar Glaciale Artico. Insomma, niente di meglio per la realizzazione di importanti ondate di gelo pronte a scivolare fino alla fascia temperata, con possibili risentimenti sino alle latitudini sub-tropicali. Dopo la Siberia centro-occidentale e parte dell’Europa centro-settentrionale i prossimi a patire gli effetti di questo “Stratwarming” d’inizio 2013 saranno proprio il Canada e gli Stati Uniti settentrionali, pronti ad essere colpiti entro fine mese da importanti irruzioni di aria fredda, in grado di riportare neve e gelo fino al sud degli States, dopo un inizio inverno insolitamente mite e privo di neve.