Sedentarieta’ e alterazione del ritmo circadiano sarebbero le principali insidie per un equipaggio umano verso Marte, o comunque impegnato in viaggi spaziali prolungati. Sono questi i principali risultati emersi dal primo studio, condotto dalla University of Pennsylvania e dal the Baylor College of Medicine, sull’impatto del confinamento operativo prolungato sul sonno e sull’umore degli astronauti. La ricerca ha simulato una missione spaziale, di 520 giorni, verso il Pianeta Rosso ed e’ stata pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. Gli scienziati hanno rilevato alterazione dei pattern di sonno fondamentali e conseguenze neurologiche per i membri dell’equipaggio: fattori di cui bisognera’ tenere conto per avere successo nell’adattamento a missioni spaziali prolungate. La simulazione e’ stata sviluppata dall’Institute for Biomedical Problems (Ibmp) della Russian Academy of Sciences, e sponsorizzata in parte dalla European Space Agency (Esa). E’ iniziata il 3 giugno 2010, quando il gruppo di sei uomini volontari e’ stato chiuso nel velivolo spaziale di confinamento di 550 metri cubi predisposto dall’Ibmp per svolgere oltre 90 esperimenti realistici sugli effetti medici di un volo a lungo termine nello spazio. La missione e’ stata divisa in tre fasi: 250 di viaggio verso Marte, 30 giorni sulla superficie e 240 giorni di viaggio per tornare sulla Terra. La maggior parte dell’equipaggio ha sperimentato uno o piu’ disturbi della qualita’ del sonno, deficit dello stato di allerta, alterazione del ritmo sono-veglia, suggerendo una inadeguata sincronizzazione del ritmo circadiano.
La principale insidia dei viaggi spaziali è l’alterazione del ritmo sonno-veglia
