Con l’avvento dell’inverno boreale e la sparizione del sole sotto la linea dell’orizzonte il mar Glaciale Artico torna finalmente a ghiacciarsi, recuperando una buona parte del gravissimo deficit d’estensione del ghiaccio marino accumulato nella terribile estate del 2012, quando venne registrato il nuovo minimo assoluto Artico dall’inizio delle rilevazioni con il satellite polare. Nel mese di Novembre l’estensione del ghiaccio marino sull’Artico è stata pari a 9.93 milioni km quadrati (3,83 milioni di chilometri quadrati). Questo è di circa 1.38 milioni di chilometri quadrati (533 mila miglia quadrate) al di sotto della media, nel periodo 1979-2000. Si tratta del terzo risultato più basso per il mese di Novembre, dal 1979 ad oggi. Già tra fine Novembre e i primi giorni di Dicembre il mar Glaciale Artico era completamente ghiacciato, soprattutto sul comparto più orientale, fra le coste della Siberia orientale, lo Stretto di Bering, l’Alaska, l’arcipelago dell’Artico canadese e le coste settentrionali della Groenlandia.
In questo caso bisogna sottolineare come il rapido accumulo di ghiaccio sia stato agevolato da ben due fattori principali; 1) le temperatura dell’aria molto basse che hanno favorito la rapida crescita del ghiaccio marino 2) la persistenza di forti vento da Nord o dai quadranti settentrionali che hanno contribuito a spingere verso sud di ghiaccio, favorendo una sua notevole estensione fino allo stretto di Bering. Nonostante ciò l’estensione è rimasta sempre al di sotto della media stagionale nella Baia di Baffin e lungo la Baia di Hudson. Solo sul mare di Bering il ghiaccio ha presentato una notevole estensione, ben al di sopra della norma, confermando un trend positivo che ormai va avanti da alcuni anni su questa ristretta area del mar Glaciale Artico. Situazione di tutt’altro respiro fra il mare di Barents e il mar di Kara. Qui le persistenti anomalie termiche positive, sia dell’aria che delle acque superficiali, hanno impedito la formazione dei blocchi di ghiaccio, tanto da far permanere un ampio tratto di acque libere dal ghiaccio, che dalle coste orientali della Groenlandia si protende ad est delle Svalbard, includendo una larga fetta del mar di Kara occidentale, ancora perfettamente navigabile. Il mancato sviluppo del ghiaccio, fra mare di Barents e mar di Kara, è da attribuire al particolare pattern climatico che negli ultimi due mesi ha insistito sull’area euro-atlantica, contribuendo alla formazione di profonde circolazioni depressionarie, fra Terranova e l’Islanda, che hanno pilotato imponenti avvezioni di aria mite oceanica, tramite il mar di Norvegia, fino alle latitudini artiche e all’areale ad est delle Svalbard, dove si è registrata una prevalenza dei venti meridionali, provenienti direttamente dalle latitudini temperate. Novembre, tradizionalmente, è il mese in cui l’intero mar Glaciale Artico comincia a gelare, perché c’è poca energia solare e l’oceano perde tutto quel calore latente che ha guadagnato in estate, divendo una grande fabbrica di aria gelida pronta a fiondarsi verso latitudini più meridionali.

