”Sono affermazioni che ci riportano indietro di anni”: cosi’ il direttore del Centro Nazionale Terremoti dell’Istituto nazionale di Geofisica eVulcanologia (Ingv), Alessandro Amato, commenta le motivazioni della sentenza che nell’ottobre scorso ha condannato i componenti della Commissione Grandi Rischi in relazione al terremoto del 6 aprile 2009. La voce di Amato non e’ isolata: la pensano come lui molti dei sismologi riuniti oggi a Milano in un convegno presso la sede dell’Ingv. ”Siamo rimasti colpiti – dice Amato – soprattutto da quanto e’ scritto nella motivazione a proposito della vulnerabilita’. Non si puo’ negare – aggiunge – che la prevenzione non sia la strada principale da perseguire”. Ma per Amato ”gli interventi di prevenzione vanno fatti negli anni: avrebbero dovuto cominciare tra gli anni ’70 e ’80, quando sono stati fatti i primi grandi progetti sulla riduzione del rischio”. La prima carta di pericolosità sismica, osserva, e’ del 1984 e ”in questi 30 anni sarebbe stato possibile fare molto. Non si tratta di buttare giu’ le citta’, ma e’ comunque possibile fare interventi efficaci”. Bisogna, insomma, ”ragionare con un’ottica di lungo termine. Non si può spostare l’attenzione sul breve termine”. Nella riunione della Commissione Grandi Rischi cui si riferisce la sentenza, osserva Amato, sono state date tutte le informazioni: ”Sono state portate le mappe di pericolosità, quelle della sismicità storica, le carte delle faglie, e tutte sono state mostrate e commentate”. Quanto al rapporto fra i ricercatori e la protezione civile, questo non si puo’ riassumere in una riunione: ”Le informazioni – conclude – vengono date giorno dopo giorno e anno dopo anno, in tantissime occasioni”.
