Come previsto dai modelli, sopra l’Atlantico settentrionale comincia a prendere forma il potente ciclone extratropicale, ormai classificato come una profondissima “depressione-uragano”, con un minimo barico al suolo da capogiro, sceso sotto la soglia dei 930-928 hpa. Un valore davvero impressionante per un sistema depressionario extratropicale. Questo è sicuramente il ciclone extratropicale più profondo mai osservato sull’Atlantico settentrionale in questi ultimi anni. Esso prende notevole vigore grazie ad una fortissima avvezione di vorticità positiva che si è venuta a realizzare al di sopra di una estesa area “baroclina”, in migrazione verso l’Atlantico settentrionale. In seno a questa area “baroclina”, posizionata in mezzo all’oceano, tendono a convergere masse d’aria notevolmente diverse fra loro che contribuiscono ad alimentare il processo ciclogenetico, favorendo un notevole approfondimento della struttura vorticosa, pronta a raggiungere valori barici davvero notevoli, con un minimo al suolo stimato al di sotti dei 928 hpa. La miccia che accende l’intensa vorticità è da attribuire all’enorme divario termico esistente tra l’East Coast degli USA, investita da una intensa ondata di gelo discendente dall’Artico canadese, e l’Atlantico centro-orientale, interessato dalla risalita di masse d’aria molto più miti e umide, che tendono ad inasprire tali contrasti termici, agevolando l’innesco del grosso processo ciclogenetico a sud delle coste groenlandesi.
Se a questo aggiungiamo la presenza di una vasta anomalia positiva della troposfera (in pratica l’altezza della tropopausa presenta un minimo con annessa circolazione ciclonica, con un consistente abbassamento delle superfici isentropiche), ben distribuita fra il Canada orientale e il tratto di oceano a sud della Groenlandia, il quadro è veramente completo per la formazione di una potente “depressione-uragano” come quella osservata in queste ore, coadiuvata in quota da un profondo minimo di geopotenziale sotto i 480 Dam. Anche lo scorrimento del ramo principale del “getto polare”, in uscita dagli States, lungo il bordo più meridionale dell’ampia circolazione depressionaria sopra enunciata, sta enfatizzando l’avvezione di vorticità nel cuore dell’Atlantico settentrionale, imprimendo alla struttura ciclonica ulteriore vorticità, come raramente si osserva in tali contesti. Osservando le moviole trasmesse dal satellite notiamo come la profonda “depressione-uragano” abbia già superato lo stadio di maturità, fra la tarda mattinata e il primo pomeriggio odierno, presentando un occhio ciclonico veramente spettacolare, posizionato nel tratto di oceano a sud-ovest dell’Islanda, circondato da bande di nubi spiraliformi ben pronunciate, proprio come nei cicloni tropicali, con chiara struttura “barotropica”.
Al potente ciclone extratropicale atlantico si associa un esteso e intenso sistema frontale, che presenta un ampio fronte freddo, seguito da masse d’aria molto fredde d’estrazione artica canadese, che dalle alte latitudini oceaniche si distende fino all’Atlantico sub-tropicale, con la parte terminale del fronte ben attiva a sud-ovest delle Azzorre. Più ad est è presente un robusto fronte caldo classico che con le sue propaggini più settentrionali ha abbordato le Isole Britanniche, dispensando nuove nevicate fino a bassa quota su Scozia e Inghilterra, mentre piogge sparse la fanno da padrone in Irlanda e Galles, dove si evidenzia un progressivo incremento dei valori termici a tutte le quote, per l’afflusso dei tesi venti da Sud e S-SO (masse d’aria di origine sub-tropicale oceanica) lungo il settore pre-frontale della circolazione ciclonica. Sulle coste meridionali irlandesi, per esempio, si superano i +9°C +10°C. A ridosso del profondo minimo barico al suolo invece, al posto dei due fronti ormai contrapposti, domina già una occlusione che si stringe attorno il piccolo occhio centrale, quasi mai interamente libero dalle nubi. La struttura dovrebbe raggiungere la massima intensità proprio in queste ore, prima di iniziare ad indebolirsi a partire dalla prossima nottata, allorquando il profondissimo minimo barico evolverà a sud-ovest dell’Islanda, perdendo parte del suo potenziale originario.
Nonostante un graduale indebolimento la profonda “depressione-uragano” sarà in grado di originare forti bufere di vento, da O-SO e Ovest, sul margine meridionale della profonda circolazione depressionaria, con raffiche capaci di superare i 130-140 km/h, localmente anche più, nelle tempeste più violente, capaci di sollevare imponenti onde di “mare vivo”, in grado di raggiungere anche i 9-10 metri di altezza nel tratto a sud-ovest delle coste islandesi. Intensi venti orientali sono attesi sull’Islanda, in particolare sulle coste più settentrionali dell’isola vulcanica, che verranno spazzate da forti e freddi venti da E-NE e NE. In queste ore venti piuttosto forti, ma dai quadranti meridionali, si stanno registrando sul tratto di oceano a largo dell’Irlanda e della Scozia occidentale, dove diverse boe e stazioni marittime segnalano venti molto forti, in genere da Sud, S-SE e SE, che raggiungono picchi di oltre gli 80-90 km/h nelle raffiche. Notevole anche l’incremento del moto ondoso, legato all’intensificazione della ventilazione. Alcune boe oceanografiche posizionate a ovest delle coste irlandesi da stamattina continuano a segnalare il passaggio di onde abbastanza alte, sui 4-5 metri, con una direzione media di propagazione da S-SO. Nelle prossime ore, con l’ingresso degli impetuosi venti da O-SO, il moto ondoso andrà ad intensificarsi ulteriormente, con l’arrivo di grandi ondate più formate che domani si propagheranno fino alle coste occidentali irlandesi e a quello scozzesi, generando forti mareggiate, pronte ad abbattersi con grande impeto sulle coste occidentali dell’Ulster e delle isole Ebridi. Per fortuna il profondo vortice depressionario, andando gradualmente ad attenuarsi, non dovrebbe rappresentare alcuna minaccia per le aree emerse di Islanda e per le Isole Britanniche, che risentiranno solo di una sostenuta, a tratti intensa, ventilazione ciclonica.
