
Un boato, poi la terra che trema e tutti che scappano fuori casa. In Garfagnana il terremoto non ha provocato danni, ma ha riacceso la paura. Perche’ e’ una zona di montagna, dove i ritmi sono lenti e la memoria e’ lunga. Giuseppe Piagentini, carabiniere in pensione, conosce bene le sue terre. ”Questa e’ un’area altamente sismica – spiega – i tre comuni che oggi sono stati epicentro della scossa, Castiglione Garfagnana, Villa Collemandina e Pieve Fosciana, nel 1920 vennero rasi al suolo da un terremoto”. Emilio Volpi, dipendente dell’Unione dei Comuni, vive a Coreglia Antelminelli. ”Dopo la scossa ci siamo trovati tutti nella piazza del paese, c’era gente che piangeva, altri che si disperavano”. Emilio era in casa, su una scala, stava cambiando una lampadina. ”La scala la teneva ferma mia suocera, ho creduto che volesse farmi cadere – ha il coraggio di scherzare – Sono sceso di corsa, siamo andati sotto la volta della porta centrale. Ho chiamato mia figlia, che stava facendo lezione a un ragazzino. E’ durato qualche secondo, poi e’ finito tutto”. Il carabiniere in pensione Piagentini era in casa con la moglie, a Barga. ”Ho sentito il boato, enorme – racconta – Ci siamo guardati negli occhi. Siamo usciti di corsa, con le gambe tremanti”. Ciro Molinari era nel suo ufficio al centro turistico il Ciocco, a Castelvecchio Pascoli. ”Ci siamo alzati tutti – racconta – senza sapere bene cosa fare. Mi sono affacciato, erano tutti per strada. Anche i turisti erano usciti dall’albergo. Si guardavano attorno, attoniti” Nel bar di Borgo a Mozzano i pensionati smaltiscono la paura con un bicchierino. Sono le sette di sera, ma per loro è già dopocena. ”Ho visto le saracinesche che ballavano – racconta uno di loro – Mi hanno urlato ‘Il terremoto il terremoto!’. Ma io ero già fuori. Pero’, che paura”.