Sull’Italia si è appena insediata una profonda circolazione depressionaria, con un minimo barico al suolo che sta scendendo sotto i 993 hpa, che alimenta una marcata fase di tempo marcatamente instabile e moderatamente freddo, con piogge, rovesci, nevicate a bassa quota e temporali sparsi in quasi tutte le regioni, fatta esclusione di Valle d’Aosta, Piemonte e Liguria, e parte dei settori adriatici, fra Marche, Abruzzo e Molise. La profonda circolazione depressionaria, caratterizzata da un minimo profondo localizzato sull’alto Adriatico autonomo, poco ad est delle coste romagnole, come previsto nei giorni scorsi, ha prodotto un sensibile inasprimento del “gradiente barico orizzontale” tra il vicino Atlantico portoghese e il bacino centrale del Mediterraneo, causando la prima burrasca del 2013 sui mari che circondano l’Italia. Questa struttura vorticosa, con un minimo barico sui 993 hpa che penalizza le condizioni atmosferiche su gran parte del territorio nazionale, si contrappone ad un blocco anticiclonico che inizia a spanciarsi sul vicino Atlantico, con massimi di 1028 hpa centrati a ovest dello Stretto di Gibilterra.
L’interazione fra le opposte figure bariche, oltre ad intensificare il “gradiente barico” orizzontale” (infittimento di isobare) sul Mediterraneo centro-occidentale, ha originato una conseguente accelerazione dei venti di maestrale in uscita dal golfo del Leone, i quali, spirando con intensità di burrasca in direzione del mar di Corsica e mar di Sardegna, con raffiche che hanno lambito pure i 90-100 km/h sulle coste meridionali sarde (fino a 109 km/h a Capo Carbonara), hanno raggiunto la Sardegna, soffiando molto forti con raffiche di oltre i 70-80 km/h, localmente anche più, tra il sassarese, l’oristanese, ed in misura minore fra cagliaritano e nuorese.
Costretti ad attraversare l’entroterra montuoso sardo i sostenuti venti di maestrale sono poi a scivolati lungo le coste della Sardegna orientale, dal golfo di Orosei fino a Capo Carbonara, attraverso intense raffiche di caduta, che localmente hanno oltrepassato picchi sui 70-80 km/h, come nell’area di Capo Bellavista. Difatti, scendendo con turbolenti raffiche dai rilievi dell’entroterra sardo, i venti di maestrale tendono ad acquistare ulteriore velocità incanalandosi lungo le principali vallate, raggiungendo le aree costiere sottostanti con folate davvero forti e molto rafficose. Dopo aver spazzato la Sardegna gli intensi venti di maestrale si sono versati rapidamente sopra il medio-basso Tirreno, accoppiandosi con la sostenuta componente occidentale, che dallo Stretto di Gibilterra e dal mar di Alboran, attraversando il tratto antistante le coste algerine, si dirigeva di gran carriera verso le coste del basso Lazio, Campania, Calabria tirrenica e Sicilia, con la classica componente da O-SO (ponente e libeccio). Venti da O-SO e Ovest intensi, generati dalla distensione in senso zonale dell’anticiclone oceanico, che inizia ad essere schiacciato dal notevole rinforzo del “getto polare” sull’Atlantico settentrionale, verso l’entroterra marocchino e algerino, dove irromperanno le isobare di oltre i 1022-1020 hpa.
Lo spanciamento verso levante della cellula anticiclonica oceanica sta creando un importante “gradiente barico orizzontale” sul basso Mediterraneo, lungo il bordo meridionale della circolazione depressionaria, all’origine di questo esteso corridoio di sostenute correnti dai quadranti occidentali, pronte a convogliare masse d’aria molto più miti e umide dal vicino Atlantico. Con l’ulteriore approfondimento della ciclogenesi, ormai divenuta autonoma sulle regioni centro-settentrionali, i già sostenuti venti occidentali, provenienti dallo Stretto di Gibilterra e dal mar di Alboran, una volta arrivati sui mari meridionali italiani si sono notevolmente rafforzati (intensificazione del vento sinottico), raggiungendo l’intensità di burrasca, fino a forza 7-8 sulla scala Beaufort tra il Canale di Sardegna e il medio-basso Tirreno, dove in mare aperto si sono raggiunti picchi di ben 80-90 km/h. I forti venti occidentali, dopo aver raggiunto le coste campane e quelle calabresi, penetreranno verso l’entroterra appenninico, scavalcando con molta rapidità i crinali dell’Appennino Campano, Lucano e Molisano, per riversarsi con turbolente raffiche di caduta sulle sottostanti vallate che degradano sulla costa adriatica, fra Abruzzo, Molise e Puglia. Costretti a “canalizzarsi” all’interno delle principali vallate di Abruzzo, Molise, gli intensi venti occidentali (che sul versante adriatico prendono il nome di “garbino”), scivolando a gran velocità dai declivi appenninici, tendono ad acquistare ulteriore velocità, raggiungendo le coste adriatiche con raffiche di caduta molto forti e turbolenti, capaci di sfondare il muro dei 100 km/h.
Ma quando l’andamento delle isobare si dispone quasi in parallelo con l’orientamento dei valichi e delle vallate appenniniche il “garbino” può divenire violento, spirando con raffiche discendenti fino a 120-130 km/h all’uscita delle principali valli. Questo è quanto si è verificato nel pomeriggio odierno fra l’Abruzzo meridionale ed il Molise, quando, con lo spostamento del profondo minimo barico sull’alto Adriatico, davanti la Romagna, le strette isobare appartenenti alla circolazione depressionaria si sono disposte quasi in parallelo con l’orientamento delle vallate molisane. Ciò ha originato dei temporanei ma possenti “deflussi” dal crinale appenninico molisano, capaci di sfornare fortissime folate, da Sud e S-SO, che per un paio di ore hanno sferzato il litorale molisano, colpendo soprattutto l’area di Termoli, dove la locale stazione ha registrato un picco di raffica di ben 71 nodi da 210°, circa 131 km/h da S-SO. Si tratta della raffica di vento più forte registrata in una località posta a livello del mare dall’inizio del 2013. Le forti raffiche si attenueranno sensibilmente già dalla serata, indebolendosi dalla nottata successiva. Sul golfo di Trieste, come su parte della costa friulana, invece è tornata a soffiare con forza la bora, richiamata proprio dal profondo minimo depressionario collocato davanti la Romagna, in grado di risucchiare aria piuttosto freddo e molto pesante dalle pianure danubiane verso i valichi delle Alpi Dinariche e del Carso. Da qui le masse d’aria molto fredde e pesanti si sono intrufolate in direzione dell’Istria, della costa slovena e del golfo di Trieste, tuffandosi tramite forti raffiche “catabatiche” (vento freddo discendente) da E-NE, rinvigorite notevolmente sia dall’incanalamento orografico che dal fitto “gradiente termico” fra il freddo altopiano carsico e le più miti coste della Venezia Giulia. Il fitto “gradiente barico orizzontale” nei bassi strati, fra le coste della Romagna e le Alpi Dinariche , ha poi dato maggiore enfasi ai “deflussi”, attivando raffiche di bora piuttosto intense, che hanno lambito punte di ben 80-90 km/h sul capoluogo della Venezia Giulia. I venti intensi e il sostenuto moto ondoso dei mari ci terranno compagnia fino alla giornata di venerdì, allorquando la profonda area depressionaria italica tenderà molto lentamente a slittare verso sud-sud/est, posizionandosi tra Basilicata e Puglia, con un minimo profondo sui 992-994 hpa che continuerà a mantenere un intenso “gradiente barico”, pronto a richiamare venti di burrasca da nord-ovest e O-NO fra mar e Canale di Sardegna, medio-basso Tirreno e Canale di Sicilia, con mareggiate fra Campania e Calabria tirrenica, mentre intense raffiche di bora insisteranno tra Istria e golfo di Trieste.
Mareggiate con onde alte fino a 4.0 metri sul medio-basso Tirreno
Il sensibile rinforzo della ventilazione ha creato anche un conseguente aumento del moto ondoso sui mari che circondano la Sardegna e sul bacino tirrenico, passati da molto mossi (forza 4) ad agitati (forza 5), fino a localmente molto agitato (forza 5-6) il medio-basso Tirreno, dove il “Fetch” esteso ha permesso la formazione di onde di “mare vivo” ben formate e alte fino a 3.0-3.5 metri, con “Run-Up” superiori ai 4.0-4.5 metri. La boa della rete ondametrica nazionale, ubicata a largo di Ponza, in giornata ha registrato il passaggio di onde medie alte fino a 4.0-4.2 metri, con una direzione media di propagazione da O-SO. A Cetraro, sulla Calabria tirrenica, le onde medie hanno superato i 3.0 metri di altezza. Le ondate sollevate dagli intensi venti da O-SO stanno andando ad infrangersi, molto rumorosamente, verso le coste del basso Lazio, Campania e alta Calabria tirrenica, dove sono attive delle mareggiate di debole e moderata intensità che potrebbero arrecare dei danni nei tratti di litorali già duramenti erosi dalle mareggiate dei mesi scorsi. Nelle prossime ore ondate molto ben formate si abbatteranno sulle coste della Campania e della Calabria tirrenica, dal litorale casertano fino alle coste vibonesi, con “Run-Up” fino a 3.5-4.0 metri di altezza, in graduale scaduta dalla tarda nottata.
