
Non come a me, e meno male, ma la neve piace a tanti. Sì, la si maledice ad alta voce, ma sotto sotto, la si aspetta.
Ma dove si ferma la neve? Mica dappertutto, a meno di non trovarsi in condizioni ideali; se la nevicata inizia o meno da una pioggia, fa poca differenza: se la temperatura non è quella giusta, c’è poco da fare, a meno che non venga giù con quei mega fiocconi che sembrano lo sbarco alleato dal cielo.
Ma prima prima bisogna fare “lo strato”. Lo strato è, per l’appunto, un po’ come la prima linea. Ce ne vogliono tanti di morti e feriti sul campo, ma quando si conquista la terra, la battaglia è vinta. E gli altri fiocchi cadono su quelli precedenti, senza intoppi. La neve al suolo, per quanto misera, crea un circolo virtuoso: se la temperatura è troppo alta non aumenta ulteriormente fino a che tutta le neve è sciolta, e poi riflette tutto il calore che viene dal sole, anche indirettamente con la luce del giorno.
Il primo punto in cui si ferma è sulle auto ferme. I metalli conducono bene il calore e si raffreddano in fredda, intanto che l’acqua scorre via in un secondo anziché accumularsi come fa per strada, anche solo quel poco.
Poi si ferma sui ciuffi d’erba, e sugli alberi, che sono un pò meno caldi e bagnati del suolo. In città si parte dai tetti, e si vede subito la differenza tra dove passano riscaldamenti e camini! Poi passa a fermarsi in mezzo alle strade, dove non passano le gomme delle macchine, e sui marciapiedi, dove passa meno gente, di solito dalla parte più lontana dalle case. Da quei punti si estende, fiocco dopo fiocco, in una lenta conquista, fino a ricoprire e ridare candore, piano piano, centimetro per centimetro, a tutta la città.