
Dopo l’episodio di fontana di lava (parossismo) nel mattino del 19 febbraio 2013, il Nuovo Cratere di Sud-Est dell’Etna ha prodotto altri due parossismi, uno nelle prime ore del 20 febbraio e un altro nel primo pomeriggio dello stesso giorno: su MeteoWeb ne abbiamo già parlato a lungo, pochi minuti fa gli esperti della Sezione di Catania dell’Ingv hanno pubblicato sul sito internet istituzionale il consueto approfondimento, illustrando come “il primo di questi eventi, che ha avuto la sua fase di maggiore intensità fra le ore 00:50 e 01:35 GMT (=ore locali -1), ha emesso una nube di cenere diretta verso est-sudest, colate di lava dalla fenditura che taglia l’orlo craterico sud-orientale, e da una nuova frattura eruttiva, che si è aperta sul basso fianco sud-occidentale del cono, e piccoli lahars. Alla conclusione dell’attività di fontana di lava, è continuata una modesta attività di spattering ed emissione di lava da due piccole fessure eruttive poste alla base sud-orientale del cono. Nella tarda mattinata, l’attività ha cominciato nuovamente a crescere, e poco dopo le ore 13:15 GMT, è cominciato il secondo parossismo del giorno, la cui fase culminante è durata fino alle 13:50 GMT circa. Anche questo evento ha prodotto una nube di cenere diretta verso il settore orientale del vulcano, e nuove colate laviche si sono espanse sulle tracce di quelle emesse durante gli episodi precedenti. Al momento (20 febbraio 2013, ore 17:15 GMT), è tuttora in corso una lenta emissione di lava dalle fessure alla base sud-orientale del cono del Nuovo Cratere di Sud-Est“.
“La rapida successione di tre episodi eruttivi parossistici nell’arco di meno di 36 ore è notevole“, spiegano ancora gli esperti, aggiungendo che “l’unico precedente conosciuto nella storia recente dell’Etna con una frequenza simile di tali episodi è stata la serie di parossismi dell’anno 2000. Allora, in particolare nelle prime settimane della serie, a febbraio 2000, gli episodi parossistici avvenivano ad una frequenza di due-tre eventi al giorno“.