Come previsto l’Italia, nelle ultime 12-24 ore, è stata investita da intense burrasche di vento che hanno causato molti disagi e purtroppo anche dei danni in varie regioni del bel paese, dalla Liguria fino al Molise ed alla Puglia. Proprio nella giornata di ieri il campo barico sui mari attorno l’Italia ha subito un autentico tracollo, al punto da far sprofondare la pressione su valori di ben 987-986 hpa, fra Liguria e regioni del centro-nord. Il forte calo della pressione barometrica, che ha raggiunto valori davvero molto bassi (ma non eccezionali), ha determinato un profondo squilibrio sui bacini limitrofi che ha determinato un sensibile infittimento di isobare fra la regione alpina e l’Italia centro-settentrionale, con la creazione di un forte “gradiente barico orizzontale” che ha causato un rapido rinforzo della ventilazione a tutte le quote, fino a carattere di burrasca. Dal punto di vista sinottico l’allungamento verso il nord Atlantico delle propaggini più settentrionali del promontorio anticiclonico delle Azzorre, che presentava i propri massimi barici e di geopotenziale (in quota) in prossimità dell’omonimo arcipelago portoghese, più ad est ha favorito l’affondo di un’ampia saccatura, ben strutturata a tutte le quote, verso l’Europa centro-occidentale ed il bacino del Mediterraneo, aggirando ad ovest l’ostacolo eretto dalle Alpi, con sostenute correnti settentrionali che sono scivolate a gran velocità lungo il bordo orientale dell’impalcatura anticiclonica oceanica.
Già dalla mattinata di ieri, il rapido affondo di questa saccatura fino al cuore del Mediterraneo centro-occidentale, seguita da intense correnti settentrionali in sfondamento dalla Valle del Rodano (forte “mistral” sul golfo del Leone), ha agevolato l’isolamento di una giovane ciclogenesi secondaria a ridosso delle coste della Riviera di Ponente ligure, fra imperiese e savonese, con un minimo barico abbastanza profondo, pronto a scendere sotto la soglia dei 985-984 hpa. L’innesco di questa giovane ciclogenesi secondaria è stato pure favorito dal continuo afflusso di masse d’aria piuttosto fredde, che dall’Atlantico settentrionale e dal mar di Norvegia si sono mosse in direzione del Regno Unito e della Francia, incanalandosi successivamente all’interno della valle del Rodano per fuoriuscire con forti raffiche di “mistral” sul Mediterraneo centro-occidentale. L’aria fredda, di lontane origini sub-polari, traboccando con forza sul golfo del Leone, tramite forti venti da N-NO e NO, ha alimentato ulteriormente la circolazione depressionaria, che al contempo veniva approfondita dal passaggio di un “Jet Streak” (massimi di velocità del “getto polare”), di oltre i 180-190 km/h, presente lungo il ramo ascendente della saccatura scivolata fino al “mare Nostrum”. Il veloce approfondimento della ciclogenesi sul mar Ligure occidentale, grazie al contributo dell’aria fredda in scivolamento del Rodano lungo il suo bordo occidentale e la risalita del “Jet Streak” nel suo bordo più orientale, ha rafforzato notevolmente il “gradiente barico orizzontale” sui mari che circondano l’Italia, con un sensibile infittimento di isobare che ha prodotto una rapida intensificazione dei venti al suolo su tutte le nostre regioni. Al contempo la profonda ciclogenesi sul mar Ligure, con minimo al suolo sui 984 hpa, si è contrapposta ad un robusto anticiclone di blocco localizzato con massimi di ben 1037-1038 hpa in prossimità delle Azzorre.
Tale contrapposizione fra le opposte figure bariche ha generato un forte “gradiente barico orizzontale” che ha dato i natali ad una intensa maestralata che dal golfo del Leone si è velocemente estesa al mar di Corsica, mar di Sardegna fino alle coste dell’omonima isola, con venti molto forti da O-NO e NO, che hanno raggiunto picchi di 80-90 km/h, con folate di oltre i 100-110 km/h nei punti meglio esposti. Vere e proprie bufere hanno sferzato, per poche ore, le coste più meridionali della Sardegna, in particolare l’area di Capo Carbonara, nell’estrema punta sud-orientale dell’isola, dove la locale stazione, nella fase clou della bufera, è riuscita ad archiviare un picco di ben 74 nodi da 260°, circa 137 km/h da Ovest. Si tratta di una raffica molto considerevole, ma nulla di eccezionale per la stazione di Capo Carbonara, da sempre ritenuta una delle più ventose in ambito nazionale e mediterraneo, dove si possono superare anche gli 80 nodi nelle tempeste più severe, come avvenne nel Maggio scorso o il 24 Gennaio del 2009, durante il transito, dalla Francia meridionale alla Toscana, del profondissimo ciclone extratropicale (denominato “Klaus”), sceso fino a 975 hpa. La punta di Capo Carbonara, difatti, è particolarmente esposta alle forti burrasche di ponente e maestrale che bordano le coste meridionali sarde senza incontrare ostacoli orografici che provocano grosse variazioni di velocità e direzione.
Tra la serata e la nottata successiva gli intensi venti di bora che hanno raggiunto la Romagna si sono inoltrati sino all’entroterra collinare, scavalcando rapidamente il crinale dell’Appennino Tosco/Emiliano, per riversarsi, sotto forti raffiche discendenti, da N-NE e NE, su Toscana, Umbria e nord del Lazio, con folate molto intense sul fiorentino e sul grossetano, dove localmente si sono superati gli 80-90 km/h. Nel frattempo un intenso libeccio ha cominciato ad alzarsi sul medio-basso Tirreno, con punte capaci di superare anche i 70-80 km/h in mare aperto, nel tratto compreso fra la Sardegna e le coste campane. Durante la serata gli intensi venti da SO e O-SO, risalendo tutto il medio-basso Tirreno, fino alle coste di Lazio e Campania, hanno investito con forza le coste del salernitano, napoletano e casertano, fino al litorale romano, dove per tutta la serata le raffiche da SO e O-SO hanno toccato i 60-70 km/h. Probabilmente l’intenso libeccio di ieri ha avuto delle responsabilità nell’incidente aereo verificatosi nello scalo di Fiumicino, che per fortuna non ha cagionato nessuna vittima fra i passeggeri. Al momento del sinistro sull’aeroporto era in corso una debole burrasca da O-SO, con raffiche fino a 60-70 km/h. Dopo aver superato le vette dell’Appennino le intense correnti da sud-ovest sono scivolate, come venti “favonici” di garbino, verso le coste adriatiche, incanalandosi lungo le principali vallate di Abruzzo e Molise.
I forti venti che hanno spazzato i nostri mari hanno determinato anche una conseguente intensificazione del moto ondoso su quasi tutti i bacini. Già dal pomeriggio/sera, con l’irrompere dei forti venti di maestrale dal Rodano, il mar di Corsica e mar di Sardegna sono subito passati da agitati (forza 5) a molto agitati (forza 6). Nel tratto di mare a largo delle coste sarde occidentali i forti venti provenienti dal golfo del Leone hanno prodotto marosi alti più di 4.0-5.0 metri a largo, mentre il medio-basso Tirreno è divenuto agitato in nottata, con l’intensificazione dei venti da O-SO che ha favorito lo sviluppo di onde alte fino a più di 2.5-3.0 metri, ma con altezze di oltre i 3.5 metri in mare aperto. L’intenso moto ondoso da sud-ovest, spingendosi verso le coste, ha prodotto delle mareggiate sulle coste di Lazio e Campania, di debole e moderata intensità, con “Run-Up” di oltre i 3.0 metri sui litorali del salernitano, napoletano e casertano. Per quasi tutta la nottata, fino alla prima mattinata odierna, i mari di ponente si sono presentati da agitati (forza 5) a molto agitati (forza 6), soprattutto il mar di Corsica e mar di Sardegna, con un moto ondoso molto importante che è andato a scemare solo dalla mattinata di oggi, per la propagazione di onde sempre più lunghe, con una direzione media di propagazione da O-SO sul basso Tirreno e da O-NO su mar e Canale di Sardegna.
