
La navicella spaziale Deep Impact della NASA, che ad oggi ha compiuto ben 7 miliardi di chilometri nello spazio, ha acquisito le sue prime immagini della cometa C/2012 S1 (ISON) da una distanza stimata di 793 milioni di chilometri. Molti scienziati prevedono uno spettacolo degno di nota a partire dal mese di Novembre, quando il conglomerato di polvere e ghiaccio attraverserà il sistema solare interno. “Questa è la quarta cometa, dopo la Tempel 1, la Hartley 2 e la Garradd, su cui abbiamo effettuato osservazioni scientifiche, e la ISON rappresenta l’oggetto più lontano“, dice Tim Larson, responsabile del progetto presso il Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, in California. Le immagini sono state riprese nell’infrarosso e dovrebbero produrre curve di luce in aggiunta alle immagini nel visibile, utilizzate per definire la velocità di rotazione della cometa. I risultati preliminari indicano che anche se l’oggetto è nel Sistema Solare esterno, a circa 763 milioni di chilometri dal Sole, risulta già attivo. Dallo scorso 18 Gennaio, infatti, la coda della cometa che si estende dal nucleo era lunga oltre 64.400 chilometri. Si pensa che ISON provenga dalla nube di Oort, una nube gigantesca sferica colma di corpi ghiacciati che circondano il nostro sistema solare, ma così lontana dal bordo esterno che si trova a circa un terzo della distanza dalla stella più vicina. Sole escluso naturalmente. Ogni tanto, alcuni di questi corpi vengono disturbati dal passaggio di una stella o dagli effetti gravitazionali delle stelle della nostra Via Lattea, cominciando un lungo viaggio verso il sistema solare interno. Secondo gli scienziati del Near-Earth Object Program Officedella NASA, che ne hanno tracciato l’orbita, ISON sarebbe al suo primo viaggio verso il Sole. Questo vuol dire che la sua superficie incontaminata potrebbe essere carica di materiale volatile, ideale per generare uno spettacolo degno di nota man mano che la sua distanza dal Sole comincerà a ridursi. ISON, è bene ribadirlo, non rappresenta una minaccia per la Terra, anzi, potrebbe esserlo il Sole nei suoi confronti. Le altissime temperature a cui sarà soggetta nell’incontro ravvicinato con la nostra stella potrebbe anche disgregarla, ma le dimensioni del corpo e la sua luminosità attuale lasciano ben sperare nella sua sopravvivenza.