Sono sempre più pesanti le conseguenze delle gravi inondazioni che stanno colpendo la parte meridionale del Mozambico, causa le forti piogge e i violenti temporali che si sono abbattuti nei giorni scorsi sul paese dell’Africa australe. Al momento sarebbero 70 le vittime accertate. A fornirlo è il portavoce dell’Onu, Patricia Nakell, secondo cui il numero degli sfollati è già arrivato a 180mila. Migliaia di persone, infatti, stanno fuggendo dalle loro case per trovare un rifugio nelle zone a monte dell’area colpita, dove sono stati allestiti campi di ospitalità temporanei. La zona più provata è la provincia di Gaza, nella bassa valle del fiume Limpopo, che è stata in larga parte inondata dallo straripamento delle acque del sopra citato fiume. L’ultima volta che il Paese fu interessato da un fenomeno di tale portata era il 2000, allora le vittime furono circa 800. “Una situazione drammatica che richiede una risposta immediata se si vogliono evitare ulteriori e pesanti conseguenze sulla popolazione”. E’ questa l’immagine del Mozambico fornita dal vescovo anglicano di Lebombo, Dinis Salomão Sengulane, all’indomani delle forti alluvioni che hanno colpito il Paese. “Le inondazioni potrebbero incidere negativamente sulla sicurezza alimentare” ha detto il presule, dimostrandosi preoccupato per la possibile insorgenza di malattie ed epidemie.

La posizione più meridionale si tocca fra i mesi di Gennaio e Febbraio, allorquando il “fronte di convergenza intertropicale” si porta gradualmente verso i 15°-20° di latitudine sud, dando inizio alla grande stagione delle piogge dell’Africa australe. In questo periodo il sole raggiunge lo “Zenith” (raggi solari perfettamente perpendicolari sull’orizzonte nelle ore centrali del giorno) proprio a cavallo del tropico del Capricorno, accompagnando anche i massimi annui termici, con temperature costantemente superiori ai +30°C +32°C. Tale forte riscaldamento delle altoterre dell’Africa meridionale, nel corso dell’estate australe, agevola la formazione della profonda bassa pressione, di chiara natura termica, che si va a localizzare fra il Congo meridionale, lo Zambia, il nord del Mozambico ed il Malawi (un po’ come avviene nel Sahel durante l’estate boreale), con valori barici che possono scendere pure sotto i 1004-1002 hpa. Questa depressione termica, ben strutturata negli strati più bassi, va a dominare lo scenario meteo/climatico di tutta l’Africa australe, accompagnando una sensibile intensificazione dell’attività convettiva su tutta l’area dei grandi altipiani africani, favorendo la nascita di grosse “Cellule temporaleschi”, se non veri e propri “Clusters”, che danno origine a precipitazioni molto intense. Ma il rinvigorimento dell’attività convettiva è legato alla formazione di un fronte che si rende quasi stazionario sull’Africa meridionale.
Proprio in questo periodo dell’anno la cintura degli anticicloni sub-tropicali permanenti, tra Atlantico tropicale meridionale e oceano Indiano meridionale, tende a sfaldarsi, proprio per la genesi della depressione termica fra il Congo meridionale, lo Zambia, il nord del Mozambico, il Malawi, con un minimo barico che può scendere anche sotto i 1004-1002 hpa. Lo sfaldamento della cintura anticiclonica sub-tropicale produce l’isolamento dei due grandi anticicloni permanenti. L’anticiclone dell’isola di Sant’Elena, noto come anticiclone sub-tropicale permanente dell’Atlantico meridionale, si posiziona con i propri massimi in pieno oceano, nell’area dove scorre la fredda “corrente marina del Benguela” (la causa dell’aridità della costa namibiana), rimanendo semi-stazionario in loco. L’anticiclone delle isole Mascarene, conosciuto come l’anticiclone sub-tropicale permanente dell’Indiano meridionale, tende a spostare il proprio baricentro verso sud, influenzando più da vicino il Sudafrica e l’estremo lembo meridionale del continente africano.
