
I comuni maggiormente interessati (senza danni) sono:APICE (BN), BUONALBERGO (BN). SANT’ARCANGELO TRIMONTE (BN) ARIANO IRPINO (AV), BONITO (AV), CASALBORE (AV), MELITO IRPINO (AV), MONTECALVO IRPINO (AV). La stessa area è stata interessata da una sere di eventi sismici tra la fne di settembre e l’inizio d ottobre 2012. L’area in esame (figura 1) fu interessata da un evento di magnitudo 6,1 il 21 agosto 1962 (Guidoboni e Valensise, 2012). Una prima scossa fu sentita il 21 agosto alle ore 16.56 locali: fu abbastanza forte da spaventare la popolazione, come documentato ad Ariano Irpino (AV), ma non causò danni. Questo primo terremoto fece in modo che molte persone rimasero fuori dalle case e in stato di allarme fino a quando, circa due ore più tardi, ci furono due violente scosse a dieci minuti di distanza tra di loro: la prima alle 19.09 e la seconda alle 19.19.Delle due scosse si ritiene che la seconda fu quella che causò più danni: le province più danneggiate furono quelle di Avellino e Benevento; danni meno gravi furono rilevati anche nelle province di Napoli, Foggia, Caserta e Salerno. Nell’area epicentrale gli effetti del terremoto sono stati classificati con il IX grado della Scala Mercalli (MCS). L’area è attualmente classificata nella massima categoria sismica ed è ritenuta tra quelle a maggiore pericolosità sismica. Fino al 7 novembre 2002 solo una parte di tale area era già stata inserita nella massima categoria sismica.
Si trova in una zona contornata da strutture crostali sismogenetiche che hanno originato sismi di elevata magnitudo negli ultimi secoli tra cui si ricordano quelli del 1702, 1730, 1930 e altri ancora più a sud.
Naturalmente è impossibile prevedere quali sviluppi si potranno avere dal punto di vista degli eventi sismici. Si sa che l’area è interessata da faglie sismogenetiche che prima o poi, continuando le interferenze tra le masse continentali (Africa-Europa-Area Adriatica) potranno originare nuovi sismi.
Il sisma odierno e quelli dell’autunno scorso e del 1962 sono da attribuire ad un sistema di faglie sismogenetiche antiappenniniche che sono una mia vecchia scoperta del 1974: la faglia Benevento-Buonalbergo ben evidente grazie agli elementi morfostrutturali e sedimentari che ha “impresso” sulla superficie. Verso l’estremità nordorientale si hanno anche le Bolle della Malvizza, risalite di fluidi profondi. Ubicando gli epicentri dell’autunno scorso e quello odierno si nota che si ubicano lungo l’allineamento SW-NE della zona di faglia BN-Buonalbergo che definii faglia crostale. Lungo la zona di faglia si hanno interferenze con altre strutture ad andamento appenninico che hanno scolpito l’assetto morfostrutturale dei Monti del Sannio.
Come ho ribadito più volte, le attuali leggi che regolamentano le attività petrolifere non sono idonee a garantire la sicurezza delle risorse idriche e dei cittadini nelle aree interessate da faglie attive sismogenetiche. Occorre una moderna legislazione che distingua queste ultime aree da quelle senza tettonica attiva ed imponga adeguate misure tese a migliorare la sicurezza ambientale. In attesa che ciò sia fatto ho proposto di sospendere le attività petrolifere nelle aree che sono già state epicentrali in passato dove nel sottosuolo vi sono faglie attive.