L’anticiclone termico “russo-siberiano” prova a risorgere sulla Russia asiatica e tenta di spanciarsi sull’intera Siberia

Dopo un periodo di relativa crisi il famoso anticiclone termico “russo-siberiano” ritrova l’ottima forma perduta nei giorni scorsi. Difatti, con l’allentamento dell’invasività del lobo siberiano del vortice polare l’alta pressione di origine termica torna a riemergere sui suoi territori di origine, con massimi barici di oltre i 1052 hpa a nord della regione del lago Bajkal, a ridosso della regione montuosa dell’altopiano di Stanovoj, nel cuore della Russia asiatica. Nonostante gli elevatissimi valori barici al suolo, pronti a superare pure i 1050-1052 hpa nell’area a nord del Bajkal (ormai ghiacciato), tale figura anticiclonica non riuscirà a garantire il bel tempo sull’intera regione. Come abbiamo avuto modo di sottolineare varie volte, di solito l’anticiclone di natura termica, come quello “russo-siberiano” (soprannominato “Orso” dalla comunità dei meteoappassionati), non porta sempre bel tempo, come erroneamente si pensa.

A differenza dei tradizionali anticicloni dinamici (vedi quello delle Azzorre), essendo strutturato solo agli strati più bassi della troposfera, dove è presente il “cuscino” di aria gelida e pesante (molto duro da scalfire dal suolo), l’alta pressione “russo-siberiana” può portare tempo brutto, con forti venti e nevicate, a causa del passaggio di aree cicloniche o gocce fredde, più o meno profonde, in quota, che approfittando dei bassi geopotenziali alla quota di 500 hpa, sganciandosi dalla regione artica, dove agisce il vortice polare, e fiondandosi nel cuore delle steppe siberiane, kazake e mongole, apportando crude fasi invernali. Inoltre negli anticicloni termici l’aria fredda fa diminuire più velocemente la pressione con la quota e quindi favorisce la formazione di aree cicloniche in quota. Anche in questo caso, se nei bassi strati, in prossimità del suolo, domina un robusto nucleo anticiclonico di oltre i 1050 hpa, poco più ad est, fra i monti Jablonovy e la catena montuosa degli Stanovoj, insisterà una circolazione ciclonica a carattere freddo in quota (500 hpa), con un nocciolo gelido sotto i -35°C e un minimo di geopotenziale molto ben definito, che verrà alimentata anche dal transito di un ramo discendente del “getto polare”, in discesa dalla Siberia centrale per ricongiungersi al ramo principale del “getto” che transita sopra la Mongolia e la Manciuria.

Ebbene, tale goccia fredda in alta quota, coadiuvata da un minimo di geopotenziale particolarmente profondo (anomalia positiva nella tropopausa), malgrado la presenza ad ovest della cellula anticiclonica di carattere termico, riuscirà ad apportare condizioni di tempo instabile, con cieli in larga parte nuvolosi o coperti e nevicate sparse, in genere di debole o moderata intensità, tra i territori dell’Oblast’ di Cita, il sud della Repubblica di Jacuzia e l’area dei monti Stanovoj. Questo vortice freddo in quota, durante il corso della settimana, verrà spostato dal “getto polare” verso il confine meridionale con la Manciuria, dispensando condizioni di tempo molto freddo ed instabile, con nevicate, localmente anche persistenti, sulle coste dell’estremo oriente russo e nella regione a nord di Vladivostok, dove fra giovedì e venerdì si potrebbero verificare importanti nevicate che si potranno estendere fino all’isola di Sahalin e a quella giapponesi di Hokkaido, già colpita nelle scorse settimane da pesanti nevicate. Nel frattempo nel cuore della Siberia centro-orientale scivoleranno in quota masse d’aria molto gelide dalle latitudini artiche che si depositeranno sopra il “cuscino” di aria gelida già preesistente sopra i suoli innevati e ghiacciati, determinando un nuovo inasprimento del gelo, soprattutto nelle lande della Jacuzia, dove il termometro tornerà a scivolare sotto il muro dei -50°C in diverse località. Gelo che andrà ad irrobustire il possente anticiclone termico “russo-siberiano” che entro il fine settimane potrebbe raggiungere massimi barici davvero considerevoli, di oltre i 1055-1058 hpa sulla Repubblica di Jacuzia, tentando una nuova espansione in direzione della Siberia centro-occidentale e delle steppe del Kazakistan dopo la giustificata assenza dei giorni scorsi.