
Basta citare Leonardo da Vinci e Galileo per riempire di significato questo periodo, evidentemente non certo e non solo per quanto concerne il loro contributo alla meteorologia.
Non c’è una data di inizio precisa e certa, ma è possibile ragionevolmente indicare con Rinascimento il periodo che dalla scoperta del Nuovo Mondo (1492) ci porta, secondo alcuni, al 1527, quando truppe spagnole e tedesche saccheggiarono Roma. Ma questa data non può essere universalmente accettata in quanto, se ci spostiamo in altri campi, il Rinascimento non finisce in questo momento, ma si protrae fino al 1600 e oltre. Consideriamo facente parte di questo capitolo anche il periodo successivo che ci conduce all’Illuminismo, poiché profondamente influenzato dallo spirito rinascimentale. Uno spirito che si può riassumere nella ricerca del sapere in funzione delle esigenze dell’uomo. Nel complesso si può parlare di prima rivoluzione scientifica, nata in Italia, in Toscana, e continuata poi nel resto d’Europa.
Il contributo che questo periodo ha dato alla meteorologia si è concretizzato già al suo esordio nell’invenzione dell’anemometro e dell’igrometro, ideati da Leonardo.
Per quanto riguarda l’invenzione dell’anemometro occorre dare merito dell’idea originaria a Leon Battista Alberti, studioso di numerose discipline che spaziavano dalla matematica all’archeologia.
A Galilei va invece attribuita l’invenzione del termometro. Si trattava di uno strumento ovviamente grossolano, in seguito dotato di una scala di lettura. A Torricelli si deve invece l’invenzione del barometro, costituito da un tubo di vetro riempito di mercurio; a Castelli il perfezionamento di tale strumento, l’invenzione del pluviometro e dell’evaporimetro (il pluviometro è lo strumento che misura la pioggia caduta, l’evaporimetro, invece, misura l’entità del passaggio di un liquido allo stato gassoso).
Al di là dei risultati concreti, il punto importante è che con Leonardo e Galileo si inizia un tipo di studio detto sperimentale, che sarà di fondamento per qualsiasi altro che voglia dirsi scientifico da quel momento in poi.
Dal 1400, con le già citate esplorazioni da parte di coraggiosi navigatori, inizia anche la raccolta di numerosi dati circa le condizioni meteorologiche e climatiche dei luoghi toccati dalle rotte marittime.
Blaise Pascal, grande studioso francese del ‘600, dimostrò che l’aria ha un peso e che esso varia al variare dell’altitudine. Intuì, inoltre, che le variazioni della pressione nello stesso luogo potessero essere in relazione con cambiamenti del tempo e quindi utilizzate per le previsioni meteo. Si pensi che l’unità di misura della pressione prende il suo nome. Normalmente però, in ambito meteorologico, sentiamo parlare dell’ettopascal (hPa), che è un suo multiplo, più adatto alle misure atmosferiche.
Il Granduca di Toscana, Ferdinando II de’ Medici (nell’immagine), favorì notevolmente gli studi scientifici. La presenza di artigiani in grado di costruire i primi strumenti meteo e la necessità di bonificare le paludi, insieme ad una solida economia, favorirono l’affermarsi della meteorologia e dell’idrologia in Toscana. Occorre dire che i cambiamenti più importanti che hanno riguardato la meteorologia si sono basati, in questo periodo, su una idea: quella che le perturbazioni, i venti, le vicende meteorologiche, si trasferissero per migliaia di chilometri ed in tal modo, solo con l’osservazione, potessero essere previste. Nasce così la meteorologia sinottica, cioè che fornisce una “visione d’insieme” analizzando la situazione non locale, ma su scale molto ampie.
Nel 1650 si compie un primo tentativo molto importante per la comprensione dei fenomeni meteorologici, istituendo una rete di osservazioni. Tra le città interessate c’erano Firenze, Parma, Bologna, Milano, Innsbruck, Parigi, Varsavia
La meteorologia moderna cresce con l’Accademia del Cimento. Questa fu voluta dal Granduca di Toscana e dal fratello Leopoldo e fondata nel 1657 dagli alunni di Galilei e Torricelli, proponendo una metodologia scientifica e la costruzione di strumenti di laboratorio.
Tra questi, i cosiddetti termometri infingardi, detti così perché molto lenti nel rilevare la temperatura. Essi, infatti, erano costituiti da un tubo di vetro riempito di acqua, nel quale galleggiano delle sfere riempite di un liquido a diversa densità da quella dell’acqua. Ad ogni sfera era attaccata una targhetta di peso differente. Più la temperatura aumentava, più la densità dell’acqua diminuiva, consentendo alla sfere, una ad una, in base al loro peso, di emergere, indicando la temperatura corretta.
L’esperienza dell’accademia durò solo 10 anni, che però segnarono la storia di questa scienza, concludendosi con la pubblicazione dei “saggi di naturali esperienze” in cui venivano riassunti i lavori compiuti durante il periodo di attività dell’Accademia stessa.