Archiviata la recente e prolungata ondata di freddo dei giorni scorsi entro l’ultima decade di Febbraio l’Italia, o meglio una parte di essa, potrebbe essere inglobata da una nuova irruzione abbastanza fredda, in sfondamento dall’Europa carpatico-danubiana. Ancora è troppo presto per poter sciogliere la prognosi, ma sembra probabile l’avanzamento verso ovest di questa estesa circolazione di masse d’aria piuttosto fredde, d’estrazione continentale, favorendo cosi un coinvolgimento diretto o parziale del bacino centrale del mar Mediterraneo. Il nodo da sciogliere riguarda proprio il comportamento dell’anticiclone delle Azzorre che potrebbe distendere i propri elementi più settentrionali fin verso la Scandinavia ed il mar di Norvegia, grazie ad una pulsazione dinamica indotta da una grande onda risonante, nell’alta troposfera. Tale ondulazione anticiclonica in alta quota, a seguito di un aumento dei valori di geopotenziale sull’Europa centro-orientale e la Scandinavia, riuscirà a prolungarsi dal vicino Atlantico fino al mar di Norvegia, ergendo cosi una struttura anticiclonica di blocco che distendendosi verso nord-nord/est potrebbe far piombare le masse d’aria molto fredde addossate sull’Europa carpatico-danubiana e lunga la regione balcanica fin verso l’Italia e il bacino centrale del Mediterraneo, comportando un brusco raffreddamento.
Inoltre, più ovest, fra l’East Coast e l’Atlantico occidentale, si andrà a localizzare un intenso “Jet Streak” (massimi di velocità del “getto polare”), con velocità fino a più di 190-200 km/h a più di 8500 metri, che avanzando verso levante contribuiranno a premere il blocco anticiclonico in direzione della penisola Scandinava, rafforzando l’ipotesi di un coinvolgimento italico, pur con notevoli differenze fra regione e regione. Se tale prospettiva dovrebbe concretizzarsi buona parte delle nostre regioni si prepareranno a fare i conti con una nuova ondata di freddo, stavolta di natura continentale, che oltre a far crollare le temperature potrebbe riportare la neve fin a bassissima quota, se non a livello del mare, con fenomeni anche di una certa importanza se associati ad una giovane ciclogenesi in fase di sviluppo in pieno Mediterraneo centrale, non appena l’aria fredda continentalizzata si versa sopra le più tiepide acque superficiali del “mare Nostrum”. In queste situazioni solitamente, quando i venti al suolo tendono a disporsi dal primo quadrante, sono le regioni adriatiche e quelle dell’Italia meridionale ad essere maggiormente coinvolte da eventuali fenomeni precipitativi (passaggi di “pseudo frondi freddi”), prevalentemente nevosi fino a bassa quota. Certo ancora sono tante le variabili da sciogliere per interpretare al meglio le dinamiche atmosferiche per l’ultima decade di Febbraio. Un ruolo importante, per non dire fondamentale, lo giocherà ancora una volta l’anticiclone delle Azzorre. Questo se riuscirà a costruire un “blocking” più solido del previsto, in grado di tenere a bada le scorribande del vortice canadese dall’altra parte dell’oceano Atlantico, potrà essere in grado di attivare un canale di correnti molto fredde che dal comparto orientale europeo si dipanerà in direzione dei Balcani e dell’Italia. Ma su questa ipotesi previsionale sarà meglio tornarci con più calma nei prossimi giorni, seguendo gli ultimi aggiornamenti dei principali centri di calcolo internazionali.