L’intensa tempesta di neve che sta paralizzando l’intero sistema dei trasporti sul nord-est degli USA, dispensando forti nevicate diffuse dal Massachusetts allo stato del Maine, è associata ad una tipica configurazione invernale, che con una certa frequenza caratterizzata gli stati dell’East Coast nord-americana. Difatti, questo tipo di perturbazioni, tipicamente invernali, che colpiscono con particolare durezza il nord-est degli USA, prendono il nome di “Nor’easter”, denominazione utilizzata per indicare il risucchio, da parte della profonda circolazione depressionaria, delle masse d’aria fredde d’estrazione canadese che raggiungono le coste del New England tramite una gelida e intensa ventilazione da Nord e N-NE, trasformando delle nevicate di moderata intensità in un vero “blizzard” statunitense.
Da tali interazioni, fra l’aria umida oceanica e quella fredda canadese, si vengono a creare i presupposti per intense e persistenti nevicate fino alle coste, in grado di lasciare accumuli a dir poco consistenti, anche di oltre i 50-60 cm in pochissime ore. Ma i “Nor’easter” più violenti, non per caso, sono quelli che si sviluppano lungo il ramo più meridionale della “corrente del golfo”, dove gli affondi artici possono stimolare la genesi di profondi cicloni extratropicali, davanti le coste del South e North Carolina, che tendono ad approfondirsi, risalendo e bordando l’intera East Coast americana, fino a Terranova e il mare del Labrador, sotto la spinta del ramo ascendente del “getto polare” che risale dal sud degli States.
Precipitazioni che proprio nel periodo più freddo dell’anno, quello invernale, possono assumere carattere prevalentemente nevoso fino alle coste, data la contemporanea discesa di masse d’aria molto gelide (isoterma di +0°C sotto il livello del mare) dal Canada orientale, aspirate dalla profonda ciclogenesi che trasla davanti la costa atlantica. In questa fase, il contemporaneo approfondimento del minimo barico al suolo tende ad inasprire il “gradiente barico orizzontale” sugli USA nord-orientali, determinando una rapida intensificazione dei venti al suolo, fra N-NO, Nord e N-NE, assumendo carattere di burrasca su una larga fetta di costa, inclusa l’area fra New York e Boston.
Se il minimo barico scende sotto i 985-980 hpa, mentre sugli USA centrali si instaura un robusto blocco anticiclonico, con massimi sopra i 1030 hpa, il “gradiente barico orizzontale” che si viene a creare è talmente intenso (isobare molto strette) da attivare delle vere e proprie tempeste di vento, con una componente nord-orientale che da luogo a potenti mareggiate da “mare vivo” nel tratto di costa compreso fra la Virginia fino al Maine, con onde che possono superare anche i 6-7 metri di altezza. Generalmente i “Nor’easter” raggiungono la massima intensità a largo delle coste canadesi, dove possono evolvere in profondissime “depressioni-uragano”, con minimi barici sotto i 960-950 hpa che danno origini ad autentiche tempeste di neve e vento tra Terranova, le coste del Labrador e quelle della Groenlandia meridionale, con venti medi sostenuti che raggiungono l’intensità di un uragano. I “Nor’easter” più conosciuti sono stati la “tempesta perfetta” (battezzato come la “burrasca di Halloween”) dell’Ottobre 1991 ed il “Blizzard del ’93”, del Marzo del 1993, che coprirono di neve l’intero nord-est statunitense, causando decine di morti e danni per milioni di dollari.
