Ambiente: il WWF lancia una petizione per dire “no” al consumo del suolo

Logo storico del WWF

Il Wwf lancia la raccolta firme ‘No al consumo di suolo, si’ al riuso dell’Italia’ (wwf.it/riutilizziamolitalia), nuova fase della campagna ‘RiutilizziAmo l’Italia’ che ha raccolto 575 segnalazioni in meno di 5 mesi, tra aree ed edifici dismessi o abbandonati, di cui ben l’85% accompagnato da proposte concrete di recupero. La campagna punta a promuovere presso istituzioni e amministrazioni pubbliche il ‘Kit del riuso’ che contiene strumenti per favorire operazioni di recupero e la riqualificazione delle citta’ e del territorio e per fermare la cementificazione. Quattro gli strumenti proposti nell’appello: innovazione della legge urbanistica del 1942, che punti a riuso e riqualificazione delle aree e dei manufatti inutilizzati, privilegiando la domanda sociale; la carta ‘No al consumo di suolo, si’ al riuso dell’Italia’, con cui le amministrazioni pubbliche s’impegnano a consumare meno suolo, coinvolgendo la cittadinanza; il ‘Registro del suolo’, banca dati integrata tra gli uffici delle varie amministrazioni, accessibile ai cittadini, per monitorare e prevenire il consumo di suolo e garantire trasparenza; la ‘Fiscalita’ antiabbandono’, imposta selettiva per disincentivare il consumo di nuovo suolo al di fuori del perimetro urbanizzato. Delle idee e proposte di riutilizzo ambientale e sociale arrivate per le 575 aree segnalate durante la prima fase della campagna, il 49% riguarda la riqualificazione green delle aree (per il 20% a verde pubblico, il 15% per ricomporre la rete ecologica, il 9% ad orti urbani e sociali, per il 5% ad uso agricolo) e il 47% il riutilizzo urbanistico. Compilate per il 70% da associazioni e comitati e per il 30% da singoli cittadini, le segnalazioni di aree abbandonate provengono per il 38% da Sud Italia e isole, per il 33% da Centro Italia e 29% dal Nord. Il 67% riguarda aree edificate, il 18% incolti degradati o in evoluzione, il 4% aree di scavo, 7% aree ex cantieri. Il tipo di criticita’ riguarda strutture pericolanti (36%), inquinamento del suolo (32%), luoghi trasformati in discariche o depositi di materiali (19%) e altri fenomeni (3%).