In questi giorni Marzo, che ricordiamo essere un mese di transizione fra l’inverno e la primavera, ha presentato le sue caratteristiche volubili e burrascose, come giusto che sia per questo periodo dell’anno. Come previsto la profonda circolazione depressionaria che nella giornata di giovedì 14 Marzo ha sferzato le regioni italiane, con un minimo barico sceso fin sotto la soglia dei 983-982 hpa (un valore veramente molto profondo) che dal basso Tirreno si è rapidamente allontanato verso il basso Adriatico, ha creato un fittissimo “gradiente barico orizzontale” che si è disposto con i propri massimi proprio al traverso dei Canali che circondano le due isole maggiori, attivando impetuose bufere di ponente e maestrale, con raffiche che hanno superato la soglia dei 130-140 km/h sulla Sardegna meridionale. La ciclogenesi, che nella mattinata di giovedì 14 Marzo si era già spostata verso il basso Tirreno, progredendo in direzione delle coste dell’alta Calabria tirrenica e della bassa Campania, è stata ulteriormente approfondita dalla discesa di un grosso blocco di aria molto fredda, d’estrazione artico marittima, che dalla Francia, tramite la valle del Rodano, si è tuffato sopra il golfo del Leone, attraverso impetuosi venti di “mistral”, molto forti in prossimità del delta del Rodano. L’irruzione fredda ad ovest della circolazione depressionaria in uscita dal Rodano con i forti venti di “mistral” sul golfo del Leone, oltre a segnare l’ingresso sul “mare Nostrum” della parte più consistente dell’aria fredda che si era versata il giorno prima sulla Francia, ha rapidamente trasformato la giovane ciclogenesi in un sistema depressionario piuttosto profondo, caratterizzato da un minimo barico sprofondato sotto i 983-982 hpa che ha notevolmente rinvigorito il “gradiente barico orizzontale” (sensibile infittimento delle isobare) sui mari che circondano l’Italia, con la conseguente attivazione di una ventilazione ben oltre la soglia d’attenzione tra il mar di Sardegna e i canali che circondano le nostre isole maggiori.
Al contempo, l’approfondimento della ciclogenesi in azione sul basso Tirreno, nella mattinata di giovedì 14, ha determinato anche un drastico calo della pressione barometrica su tutti i mari che circondano le regioni meridionali, contribuendo ad inasprire il già intenso “gradiente barico orizzontale” fra mar di Sardegna, Canale di Sardegna, Canale di Sicilia e dal pomeriggio pure sul basso Tirreno e lo Ionio in serata. Il rapido addensamento delle isobare su questi bacini, successivamente rafforzato dall’ingresso delle masse d’aria artico marittime sul Mediterraneo centro-occidentale, ha generato vere e proprie bufere di maestrale (raffiche fino a 100-120 km/h) che dal golfo del Leone si sono velocemente propagate al mar di Sardegna, Canale di Sardegna, per piegare più con una componente da O-NO e Ovest all’altezza del basso Tirreno occidentale e del Canale di Sicilia. Proprio tra il basso Tirreno ed il Canale di Sicilia la particolare disposizione del “gradiente barico” e il posizionamento del profondo minimo barico che nel pomeriggio si è velocemente allontanato fra le coste del barese e il basso Adriatico, con un valore di ben 982 hpa, hanno contribuito a far piegare gli impetuosi venti da NO in una componente più da Ovest e O-NO, che fra il pomeriggio e la serata ha spazzato tutto il Canale di Sicilia, con raffiche di oltre i 90-100 km/h, e la Sicilia, con picchi di oltre i 70-80 km/h tra trapanese e palermitano, mentre punte di oltre i 90 km/h si sono registrate lungo la costa di Gela e sul messinese. A differenza delle recenti burrasche in questo evento, oltre al già intenso vento di “gradiente”, prodotto dal sensibile infittimento delle isobare, si è sommata pure la cosiddetta componente “Isallobarica” che ha reso le bufere di vento ancora più violente, data la velocità di spostamento del profondo minimo barico di 982 hpa che si è rapidamente allontanato sul basso Adriatico.
Questo tipo di vento rappresenta la componente vettoriale del vento associato al “gradiente barico” causato dalla velocità di spostamento della profonda area ciclonica che lo ha prodotto. Esso è generato da una rapida caduta di pressione su un’area geografica piuttosto vasta, a seguito del passaggio ravvicinato di una profonda ciclogenesi che si muove con una velocità piuttosto elevata, solitamente da ovest a est o sulla direttrice sud-ovest/nord-est. Rispetto al comune vento di “gradiente” il vento “Isallobarico” agisce come una sorta di grande onda atmosferica che permette alle masse d’aria di spostarsi il più rapidamente possibile da un’area di alta pressione a un’altra di bassa pressione limitrofa. Esso è attivato dai forti squilibri nel campo barico prodotti dal veloce spostamento di una profonda depressione che presenta un consistente “gradiente barico orizzontale”. In queste situazioni il campo barico può variare molto velocemente, costringendo cosi le masse d’aria a spostarsi il più rapidamente possibile dalle zone in cui la pressione aumenta repentinamente verso quelle zone dove la pressione scende altrettanto repentinamente. Tale squilibrio del campo barico genera delle forti corrente che si sommano ai già esistenti venti di “gradiente”, muovendosi in parallelo con quest’ultimi.

Tra mar di Sardegna, Canale di Sardegna e Canale di Sicilia le onde hanno raggiunto i 6.0-7.0 metri di altezza
Le furiose bufere di maestrale e ponente, che dal golfo del Leone si sono rapidamente dipanate fra mar di Sardegna, Canale di Sardegna, per piegare più con una componente da O-NO e Ovest all’altezza del basso Tirreno occidentale e del Canale di Sicilia, hanno causato un sensibile rinvigorimento del moto ondoso e l’interruzione dei collegamenti marittimi con le isole minori. Già nella giornata di giovedì 14 Marzo i mari sono passati da agitati a molto agitati, fino a localmente grossi (forza 7) nel tratto compreso fra il basso mar di Sardegna e il Canale di Sardegna, dove l’ampio “Fetch” ha agevolato la formazione di imponenti ondate di “mare vivo”, che hanno superato i 5.0-6.0 metri di altezza, con “Run-Up” sui 7.0 metri in mare aperto (molto insidiosi alla navigazione). La boa della Rete Ondametrica Nazionale, posizionata a largo di Palermo, nella prima mattinata di ieri ha registrato il passaggio di onde medie alte fino a 5.0 metri, con una direzione media di propagazione. Gran parte delle onde prodotte dalla maestralata, in uscita dal golfo del Leone, dopo aver attraversato mar di Corsica e mar di Sardegna, si sono spinte verso le coste dell’Algeria orientale e del nord della Tunisia, dove si sono abbattute consistenti mareggiate, specie nel tratto fra Bejaia e Biserta, dove le grandi ondate si sono infrante con grande impeto sui litorali meglio esposti al quadrante nord-occidentale. Le altre grandi onde che hanno attraversato il Canale di Sicilia si sono mosse fra il mar Libico e le coste della Cirenaica, mentre quelle che hanno attraversato il basso Tirreno sono andate a rompersi sui litorali della Calabria tirrenica, con onde rifratte da O-SO fin sulla costa del salernitano. Il consistente moto ondoso, come da previsione, è andato a scadere definitivamente solo nel pomeriggio/sera di ieri, con onde via via sempre più lunghe in lenta attenuazione.