Continua il boom dei ghiacci marini dell’Antartide: il mare di Weddell rimane ghiacciato anche sul finire dell’estate australe

Ecco il massimo d'estensione dei ghiacci marini dell'Antartide registrato nel 2012

Nei mesi scorsi ci siamo soffermati più volte sul boom d’espansione dei ghiacci marini che circondano i mari antartici. Proprio nel 2012 i ghiacci del Polo Sud hanno fatto registrare la massima estensione da quando esistono le rilevazioni satellitari, partite nel lontano 1979. Ma quello che ancora stupisce gli scienziati è l’anomalo comportamento del ghiaccio, su determinate aree del continente più inesplorato della Terra. Difatti, proprio nel cuore dell’estate australe, fra i mesi di Gennaio e Febbraio, nel mare di Weddell, nel tratto a est della penisola Antartica, il ghiaccio marino si è insolitamente spinto verso nord, in controtendenza a quello che dovrebbe essere il normale e fisiologico arretramento estivo. Il 5 Febbraio 2013, il National Snow and Ice Data Center (NSIDC), ha riportato che i blocchi di ghiaccio si erano spinti verso il mare aperto, per circa 200 a 300 chilometri (100 a 200 miglia) a nord della media stagionale per questo periodo dell’anno. In pratica buona parte del mare di Weddell è stata ricoperta dal ghiaccio. Sono state poche le aree di acque libere, rimaste perfettamente navigabili. In genere, soprattutto sulla parte settentrionale del mare di Weddell, il ghiaccio marino che si è formato durante il lungo periodo invernale tende a sciogliersi già in primavera, sparendo del tutto con l’arrivo dell’estate australe. Quest’anno invece è avvenuto il contrario, tanto che invece di ritirarsi il ghiaccio marino ha continuato ad accumularsi, spingendo diversi Iceberg fino alle latitudini più temperate. La navigazione marittima sui mari australi sta divenendo sempre più insidiosa, a causa della maggior presenza di Iceberg e blocchi di ghiaccio che tendono ad andare alla deriva, sotto la spinta delle grandi tempeste che periodicamente spazzano le coste che circondano il Polo Sud. Pur trattandosi di ghiaccio molto giovane e piuttosto sottile, molto vulnerabile al moto ondoso e al rialzo termico, esso è riuscito a coprire l’intero bacino ad est della penisola Antartica.

Il mare di Weddell quasi per intero congelato nel periodo estivo (credit NASA)

In questo caso i venti e le correnti oceaniche hanno avuto un ruolo di primo piano nel spingere il ghiaccio dalle coste antartiche verso latitudini più settentrionali. Proprio da Gennaio a Febbraio sul mare di Weddell i venti dominanti hanno spirato in prevalenza dai quadranti meridionali, con forti raffiche “catabatiche” (venti discendenti dall’altopiano ghiacciato interno dell’Antartide) che dal Plateau interno antartico si sono rapidamente dirette verso le aree costiere, affacciate sul mare di Weddell. In questi mesi lungo le coste antartiche abbiamo assistito alla persistenza di un pattern atmosferico, caratterizzato da un robusto nucleo anticiclonico che per varie settimane è rimasto quasi stazionario fra la parte occidentale della regione del Mare di Weddell, la Penisola Antartica e il Mare Bellingshausen. La presenza di questo importante anticiclone, con massimi barici al suolo piuttosto elevati, ha favoritol’attivazione di una persistente, intensa e gelida ventilazione dai quadranti meridionali, in genere da S-SO e SO, che ha sferzato con grande costanza le aree costiere ad est della penisola Antartica ed il mare di Weddell (fino a largo).

Ma la cosa più inusuale riguarda la particolarità di questa ventilazione meridionale. I forti venti da S-SO e SO non solo hanno contribuito a spingere il ghiaccio verso le medie latitudini, ma hanno pilotato con sé masse d’aria piuttosto gelide, in scivolamento dal Plateau antartico, che si sono dirette verso le latitudini più temperate. L’aria molto gelida d’origine antartica, scorrendo sopra il mare di Weddell, ha impedito la fusione superficiale del ghiaccio marino, mantenendolo le acque di questo sotto il punto di congelato. Rispetto al ghiaccio marino dell’Artico, il ghiaccio marino antartico generalmente mostra una maggiore variabilità stagionale. Ha più spazio per crescere in inverno, dato che l’Antartide e un grande continente interamente circondato dai mari, e si scioglie più completamente in estate, proprio per le caratteristiche appena enunciate. Inoltre, il ghiaccio marino dell’Antartide è soggetto ad una più ampia gamma di influenze e variabili provenienti dall’atmosfera che dagli oceani che lo circondano. Quello antartico, ancora oggi, rimane un caso tutto da studiare.