
Un nuovo studio presentato alla 44° edizione del Lunar and Planetary Science Conference in Texas, sostiene che l’oggetto roccioso colpevole dell’estinzione dei dinosauri e del 70% delle specie viventi presenti sulla Terra, non fu un asteroide. A creare il grande cratere di 180 chilometri in Messico, fu probabilmente una cometa più piccola di quanto si pensasse, ma notevolmente più veloce. La prova di impatto della roccia spaziale proviene da uno strato di sedimenti contenente un alto livello di iridio. I calcoli hanno suggerito che la roccia spaziale generò meno materiale roccioso del previsto, che implica dimensioni più ridotte. Affinchè potesse creare però un cratere di simili dimensioni, è necessario puntare alla sua velocità, che doveva essere estremamente elevata. L’autore dello studio, Jason Moore, del Dartmouth College nel New Hampshire, ha riferito alla BBC News che questi dati fanno propendere verso un astro chiomato, che presenta proprio queste caratteristiche. Recentemente si sta parlando molto di comete, dal momento che il 2013 potrebbe essere ricordato per l’alto numero di questi corpi visibili nel nostro cielo. Ecco perché sappiamo bene che quando si parla di comete ci si riferisce a corpi ghiacciati e polverosi che provengono dalla periferia del Sistema Solare e che si distinguono dagli asteroidi non solo per la provenienza, ma anche per le loro orbite molto eccentriche e sottili.
Tornando allo studio, l’impatto di Chicxulub di 65-66 milioni di anni fa sarebbe più compatibile come una cometa di lungo periodo, proveniente probabilmente dalla nube di Oort. Secondo i ricercatori l’ipotesi dell’asteroide non è totalmente esclusa, ma ora è più plausibile la seconda opzione. Secondo altri scienziati, tuttavia, i risultati sarebbero discutibili. Secondo il fisico Brandon Johnson della Purdue University, nonostante il lavoro sia a suo parere interessante, potrebbe anche essere che gran parte del materiale sarebbe stato espulso a distanze enormi e fuori dalla nostra atmosfera, risultando quindi più difficile da ritrovare sulla Terra. Questo significa che i resti dell’impatto potrebbero essere solo una frazione della massa della roccia spaziale, suggerendo che potrebbe comunque essere stato un asteroide. Con questa versione è d’accordo anche il geologo Gareth Collins dell’Imperial College di Londra, il quale sostiene che bisogna prendere in considerazione tutto il materiale espulso a livello globale, e non soltanto in prossimità dell’evento. Secondo il geologo, il 75% della massa della roccia spaziale fu distribuito sulla Terra, sostenendo che avrebbe dovuto essere inferiore al 20%; una somma che potrebbe provenire quindi da un asteroide più grande e più lento. In risposta, i ricercatori dello studio suggeriscono che l’oggetto abbia perso una quantità di massa in linea con le loro scoperte. La comunità scientifica quindi è divisa sulla questione, e non sorprende visto che appena un mese fa era arrivata la conferma che l’evento fosse stato causato da un asteroide, ma tutti convergono sul fatto che 66 milioni di anni fa un grande oggetto spaziale sterminò gran parte delle specie viventi presenti sulla Terra. E questo dovrebbe essere il punto di partenza per coordinare un’adeguata rete di sorveglianza per il nostro futuro.